Le due dipendenti Asl sospese: «La spesa era per i nostri assistiti»

L’avvocato annuncia ricorso al tribunale del Riesame contro il provvedimento dell’autorità giudiziaria «Con la pandemia hanno garantito assistenza agli anziani anche facendo acquisti su richiesta di familiari»
TERAMO. Respingono ogni accusa di assenteismo e, tramite il loro avvocato, dicono: «In tempo di Covid facevamo la spesa per i nostri anziani assistiti. Non abbiamo mai truffato». Dopo il provvedimento di sospensione per tre mesi dall’attività professionale disposto dal giudice, le due dipendenti della Asl raccolgono la solidarietà di molti colleghi che ieri le hanno chiamate e, carte dell’accusa alla mano, si preparano ad affrontare quella che si annuncia una battaglia giudiziaria. Il medico Lorella Prosciutti, 61 anni, e l’assistente sociale Liliana Di Nicola, 63 anni, in servizio nella Rsa psicogeriatrica di Casalena, sono accusate di truffa e false attestazioni. Secondo l’autorità giudiziaria si sarebbero assentate dal posto di lavoro per fare acquisti e spese varie timbrando il cartellino l’una al posto dell’altra facendo così risultare sempre la presenza sul posto di lavoro anche quando non sarebbe stato così.
Dice l’avvocato Gennaro Cozzolino che le assiste entrambe e che annuncia ricorso al tribunale del Riesame contro l’ordinanza di sospensione: «Il periodo sottoposto alle indagini faceva riferimento alle restrizioni a causa della pandemia in corso e l’attività lavorativa delle stesse si era necessariamente modificata al fine di provvedere alle esigenze dei pazienti anche in sostituzione di tutte le figure esterne che non potevano accedere alla struttura da oltre un anno. In particolare l’assistente sociale si faceva carico di provvedere a tutte le esigenze primarie dei pazienti provvedendo alla spesa di beni necessari per le esigenze quotidiane dei pazienti anche su mandato dei familiari». E aggiunge: «Noi abbiamo piena fiducia dell’operato del pubblico ministero che coordina le investigazioni e siamo speranzosi che le indagini proseguiranno per fare chiarezza laddove tale brutta vicenda ha minato la specchiata professionalità delle stesse nel corso di decenni di carriera. Le mie assistite non hanno alcuna intenzione di esimersi da eventuali responsabilità ma non è stato possibile rendere l’interrogatorio poiché in quella sede l’interrogatorio si presentava complesso e non era possibile ricostruire fedelmente i fatti».
Secondo l’avvocato ci sono ancora molti aspetti da chiarire: «I carabinieri hanno svolto le indagini tralasciando aspetti importanti con riferimento all’inquadramento lavorativo e le specifiche mansioni delle due dipendenti, la relativa retribuzione del monte ore giornaliera e la reale e necessaria motivazione dell’assenza dal luogo di lavoro così come contestata». E conclude: «Il medico e l’assistente sociale hanno sempre garantito la loro presenza all’interno della Rsa anche oltre l’orario dovuto, tanto è vero che è l’unico presidio dove non ci sono stati casi di contagio grazie, in particolare, alle scrupolose misure messe in atto dal medico dirigente Prosciutti che spesso si è trattenuta anche oltre le ore lavorative per prestare assistenza agli anziani».
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