Le fabbriche aperte per dare lavoro ad emigranti e donne

Castilenti, il ricordo della gente: «Ogni mattina all’alba era nel suo studio medico. Prima di lui qui non c’era niente»
CASTILENTI. Conosceva la fatica Rocco Salini. Era figlio di un piccolo e imprenditore edile di Cellino Attanasio e la sua laurea in medicina, come spesso ricordava in occasioni di comizi e interviste, era arrivata con il sacrificio e tanto impegno. Una di quelle occasioni di riscatto per una famiglia povera e senza troppe opportunità. Una conquista così sentita e importante per i suoi genitori che quando la prima paziente bussò alla porta della loro casa chiedendo se il medico ci fosse, al padre vennero gli occhi lucidi. «Quegli occhi lucidi», raccontava Rocco Salini, «hanno rappresentato il più importante successo della mia vita». E lui prima di essere il politico e l’uomo delle istituzioni, era soprattutto il medico che ogni mattina dall’alba e fino alle 8 riceveva e visitava i suoi pazienti.
E sono tanti i cittadini di Castilenti e della valle del Fino che lo ricordano dopo la sua scomparsa con aneddoti e commenti che, anche su Facebook, raccontano una persona vicina al territorio, un politico dal volto umano, amato e stimato.
In tutti i post c’è affetto nei suoi confronti e anche la consapevolezza per gli abitanti della valle del Fino che la storia di quell'area senza il suo peso politico sarebbe stata certamente diversa. «L’inizio della sua carriera politica», ricorda il sindaco di Castilenti Alberto Giuliani, «coincise con un periodo di forte crisi per questa zona dell’entroterra dove c’erano solo donne, bambini e anziani. Gli uomini erano tutti emigrati, non c’erano opportunità. Nelle sue campagne elettorali prometteva di far tornare quegli uomini e di portare lavoro. L’industria tessile Valfino e le altre ditte che si sono insediate a Castilenti sono il segno di una promessa mantenuta. Le donne hanno iniziato a lavorare, conquistando indipendenza economica e dando la possibilità ai propri figli di studiare. E’ cambiata la società e il suo tessuto. Ha amato, ricambiato, il suo territorio. Anche durante il periodo della vicenda giudiziaria per lui c’è stata sempre tanta vicinanza. In un percorso politico come il suo è stato un incidente di percorso che non ha assolutamente scalfito i rapporti umani che ha stretto nella sua vita». «Era vicino alle persone sempre e anche alle realtà del territorio», commenta Filippo Lucci, presidente del Corecom Abruzzo, «ha dimostrato grande vicinanza anche al periodico di vallata "Il Fino" che 16 anni fa iniziò a raccontare sotto la mia direzione quello che accadeva in quell'area. Sempre presente nei convegni, sempre pronto a ricordarci il valore di questa voce del territorio, anche quando leggeva cose che lo innervosivano perché lo trovavano in disaccordo. Era vicino alle persone perché era rimasto sempre umile, usava spesso il dialetto nei comizi che il più delle volte chiudeva con "Viva la Valle del Fino". Spesso ho provato a intervistarlo sulla vicenda giudiziaria, ma non voleva mai parlarne, nonostante l’assoluzione. Un argomento che evitava di toccare, si commuoveva sempre quando lo ricordava».(e.f.)
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