Le Poste vogliono indietro l’Iva pagata sulla tassa rifiuti

27 Aprile 2016

TERAMO. Oltre ai crediti inesigibili che periodicamente tornano sul groppone della Tari e animano il dibattito politico, c’è un altro vecchio problema che torna attuale dopo un decreto ingiuntivo che...

TERAMO. Oltre ai crediti inesigibili che periodicamente tornano sul groppone della Tari e animano il dibattito politico, c’è un altro vecchio problema che torna attuale dopo un decreto ingiuntivo che Poste Italiane ha emesso nei confronti del Comune: quello dell’Iva sulla Tia applicata dal 2007 al 2009. Più volte in passato il capogruppo del Pd Gianguido D’Alberto aveva posto il problema dell’applicazione dell’Iva del 10% sulla Tia, che alcune sentenze della Cassazione ritengono illegittima in quanto la Tia ha natura di tributo e non può essere qualificata come corrispettivo di una prestazione di servizi. Evidentemente non è solo D'Alberto a pensare che l’Iva versata in quel triennio vada restituita visto che Poste Italiane ha presentato ricorso contro il Comune e la Team per chiedere il rimborso dell’Iva sulla Tia attinente a tutti gli uffici postali del capoluogo per quel triennio. In realtà, l’ingiunzione di pagamento che Poste Italiane ha presentato contro il Comune al giudice di pace, non è consistente nell’entità degli importi. visto che per il triennio in questione l'azienda chiede la restituzione di 3mila 700 euro più 600 euro di spese legali. Tuttavia la richiesta, secondo il capogruppo del Pd, conferma che il problema dell’Iva riscossa ma non dovuta è fondato e costituisce un precedente pericoloso per le casse del Comune. Anche perché potrebbe verificarsi che su questo esempio molti altri cittadini potrebbero avanzare la richiesta di restituzione, e in quel caso la somma da restituire potrebbe costituire un problema. Il Comune intanto ha delegato il dirigente dell'avvocatura Cosima Cafforio a opporsi al decreto ingiuntivo ritenendo che queste somme debbano essere chieste alla Team che in quel periodo ha emesso fattura. «L’amministrazione», dichiara D’Alberto, «piuttosto che contrastare ricorsi fondati su una consolidata giurisprudenza al solo fine di ritardare la risoluzione del problema consenta ai cittadini di ottenere i rimborsi senza scaricare ogni volta la responsabilità».

Marianna De Troia

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