Le schiave nigeriane della Bonifica viste dal “Guardian”

14 Dicembre 2017

Un documentario realizzato dal quotidiano britannico riporta sotto i riflettori la prostituzione lungo il Tronto

MARTINSICURO. Raggelante. Altro aggettivo non viene in mente sull’effetto che fa il documentario intitolato “On the road” e prodotto dal quotidiano britannico “The Guardian”, che è stato messo on line dalla rivista “Internazionale”. In quasi venti minuti di video il regista Piers Sanderson rimette sotto i riflettori una piaga ben nota ai teramani che nessun magistrato, nessun questore, nessun prefetto e nessun amministratore pubblico sono riusciti a sconfiggere: la prostituzione lungo la Bonifica del Tronto. Una prostituzione che da qualche tempo ha connotati etnici ben precisi: è il punto di arrivo di un’autentica tratta delle schiave che comincia nell’Africa nera, in particolare in Nigeria, e approda su quella che le cartine indicano come strada provinciale 1.
Nel documentario nessuno alza la voce, la retorica è messa al bando. Parlano le immagini, innanzitutto, con le telecamere che non raccontano solo quell’oscena esposizione diurna e notturna di giovanissimi corpi di donna a due passi da auto, camion e furgoni che passano, ma – con brevi inserti di vita quotidiana ripresi a Martinsicuro e dintorni – danno l’idea dell’assuefazione e dell’indifferenza che circondano il fenomeno. Ci sono anche le parole, ovviamente. A parlare sono innanzitutto alcune delle ragazze che sono riuscite a liberarsi dal giogo della prostituzione e la mediatrice culturale nigeria(na che l’associazione “On the road”, attiva da anni tra Abruzzo e Marche contro la tratta di esseri umani, manda sulla Bonifica insieme ai propri operatori per offrire aiuto alle prostitute. Le une e l’altra raccontano la tragedia della riduzione in schiavitù di migliaia di giovani donne (spesso ragazzine) che partono dai loro villaggi, talora spinte dalle proprie famiglie, per cercare fortuna attraverso un lavoro in Europa, e che già all’arrivo in Libia, prima della traversata del Mediterraneo, a suon di botte vengono costrette a prostituirsi a uomini che non usano neanche il preservativo. Il viaggio viene loro pagato da una “madam” che poi le tratta come schiave e le costringe alla restituzione di quei soldi – che non arriva mai prima di anni di atroci sofferenze – attraverso la vendita (ma meglio sarebbe dire svendita) del corpo.
Il documentario del “Guardian” racconta questo orrore e accenna, con poche ma efficaci pennellate, alla “tranquilla” realtà di provincia che lo circonda. E che o lo ignora, o ne parla in modo rassegnato e impotente, o lo alimenta (con schiere di clienti a quanto pare sempre più giovani che per un rapporto con le nigeriane, talora non protetto, pagano 5 euro). Non è certo un bello spot per il nostro territorio, anche se nomi di località non se ne fanno. Ma è soprattutto la denuncia dell’impotenza di uno Stato che, pur di non legalizzare e gestire la prostituzione, fa finta di non vederla.(d.v.)
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