Lido delle Palme, accuse in aula «Varianti senza un fine pubblico»

4 Maggio 2019

Parla per otto ore il consulente della Procura: «Con il piano di lottizzazione cubature aumentate» E sull’ex ospedaletto di Teramo: «Pagati 123mila euro di lavori che non sono mai stati fatti»

TERAMO. Quasi otto ore in un’aula di tribunale a ricostruire fatti ed elencare circostanze di una complessa consulenza tecnica: quella che l’architetto Marco Rossi ha redatto per conto della Procura nell’ambito dell’inchiesta Castrum su un presunto giro di appalti e mazzette a Giulianova che vede a processo 12 imputati tra funzionari pubblici (la dirigente comunale ora sospesa Maria Angela Di Giacinto), imprenditori ed ex amministratori. Con punti fermi a fare da filo conduttore al lungo esame del professionista da parte dei pm e all’altrettanto lungo controesame dell’agguerrito collegio difensivo: il piano di lottizzazione Lido delle Palme e l’ex ospedaletto di corso Porta Romana .
LIDO DELLE PALME. Dice Rossi nel rispondere alle domande dei pm Andrea De Feis e Luca Sciarretta sulla lottizzazione del Lido delle Palme: «Ci sono state varianti che non hanno avuto un fine pubblico, tutte propense ad un aumento delle cubature residenziali e a una riduzione di quello sportivo-ricreativo e dell’aspetto turistico-ricettivo, anche con una riduzione delle zone destinate a viabilità e parcheggio». Per i pm Sciarretta e De Feis il piano di lottizzazione Lido delle Palme (ancora in attesa di approvazione) altro non è che il frutto di un accordo corruttivo ed è questa la tesi che i due magistrati sono decisi a dimostrare nel processo in corso davanti al collegio presieduto da Franco Tetto (a latere Sergio Umbriano e Carla Fazzini). Il piano di lottizzazione è stato bocciato due volte dal Tar che ha accolto il ricorso di due proprietari di un’area con l’ultima sentenza che risale ad appena un mese fa. Riferendosi al primo pronunciamento Rossi ha detto: «Il Comune non ha seguito le indicazioni del Tar». E ancora: «Nel corso dell’iter c’è stata una scheda d’ambito variata senza i passaggi amministrativi d’obbligo a cominciare dalla pubblicazione per la presentazione delle osservazioni. Le modifiche sono state indicate come mere modifiche cartografiche, ma dovevano essere richiesti dei pareri sulla natura delle modifiche».
EX OSPEDALETTO. Il caso dell’altra maxi opera rientrata nell’inchiesta Castrum è quello del versante teramano con l’ex ospedaletto di corso Porta Romana: sotto accusa i lavori appaltati dalla Asl (nel processo parte civile) per la messa in sicurezza del fatiscente palazzo e aggiudicati alla ditta dei fratelli imprenditori Andrea e Massimiliano Scarafoni (altri due imputati). La Procura sostiene che in cambio dell’installazione di un impianto fotovoltaico sulla sua abitazione privata il funzionario tecnico della Asl Carmine Zippilli (un altro dei 12 indagati) avrebbe accelerato l'autorizzazione all'avanzamento dei lavori di messa in sicurezza del vecchio ospedaletto a favore degli imprenditori Scarafoni (impianto per il cui montaggio, secondo la Procura, non è stata esibita nessuna prova di pagamento da parte del funzionario Asl). Secondo Rossi per l’ex ospedaletto sarebbero stati pagati lavori mai fatti. Per il consulente della Procura dei 250mila euro netti versati con i due stati di avanzamento 123mila sarebbero stati pagati in più. A fare da sfondo al caso la questione tecnica di un appalto nato come “a corpo” ma poi, secondo l’accusa, nei fatti diventato a “misura” proprio per consentire il pagamento dello stato di avanzamento.
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