Lo strano caso di Liberatore licenziato due volte dalla Team

30 Aprile 2016

L’avvocato Scarpantoni, che lo seguì nella prima causa vittoriosa: «Mi sembra ci sia un tentativo di fargli scontare il reintegro». Il vice direttore tecnico presenterà ricorso anche questa volta

TERAMO. Roberto Liberatore, il vice direttore tecnico della Teramo Ambiente licenziato mercoledì dal consiglio di amministrazione, farà nuovamente ricorso contro l'azienda che lo ha licenziato per la seconda volta. Un licenziamento che per la Teramo Ambiente poggia su otto punti di contestazione relativi alle responsabilità che Liberatore ricopriva nel servizio di igiene urbana e a quelle sulla sicurezza. Una lettera che appare «costruita» a giudizio del legale che ha difeso Roberto Liberatore nella prima causa avviata contro la Team, Carlo Scarpantoni, secondo il quale le circostanze datate nel tempo, ma riportate tra le contestazioni, farebbero pensare a un profilo vendicativo dell'azienda, che avrebbe voluto far pagare a Liberatore il suo reintegro.

Liberatore infatti fu licenziato la prima volta nel 2010 dal precedente amministratore delegato Stefano Gavioli. All'epoca tuttavia, il licenziamento fu stabilito solo dall'amministratore delegato, tanto che l'ex consigliere del cda Corrado De Iuliis fece mettere a verbale la propria contrarietà al licenziamento. Stavolta invece il provvedimento è stato firmato dal cda al completo. Liberatore dopo quattro anni, fu reintegrato a gennaio 2015 dall'azienda. Questo poiché la Team, 15 mesi fa, preferì seguire la via di un accordo conciliativo con Liberatore ritenendo che andando in giudizio, per via di un vizio formale del licenziamento, sarebbe stata costretta a pagare una somma salatissima. «In realtà», spiega Scarpantoni, «i vizi e i problemi procedurali erano solo elementi a corredo di una linea difensiva che poggiava invece sul fatto che il licenziamento era palesemente illegittimo. Questo poiché tutti i comportamenti assunti dal vice direttore tecnico erano all'epoca avallati dal vertice amministrativo. Nell'adempimento del suo lavoro il dirigente era autorizzato sempre dal cda o trovava conferme nella dirigenza aziendale, così come confermato da diversi testimoni. Il nucleo della difesa è stato nella correttezza dei comportamenti. In questo caso, per quel che so, mi sembra ci sia dietro un tentativo di far scontare quel reintegro».

Se Liberatore fu reintegrato a gennaio 2015 giova ricordare che l'azienda, lo stesso mese, licenziò il dirigente Manrico Polisini per motivi di esubero legati alla ristrutturazione aziendale. Polisini, a differenza di Liberatore che impugnerà nuovamente il licenziamento, ha scelto però di risolvere il rapporto con un accordo transattivo rinunciando al contenzioso. Chiamato a commentare la circostanza, Polisini si è limitato a dichiarare: «Quando fui licenziato, sembrava che il taglio della mia figura potesse sollevare le sorti economiche dell'azienda. Da quel che leggo tutti i giorni, dispiace constatare che non è stato così».

Marianna De Troia

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