Lo zio pittore ricorda Flavia: «Il suo sogno era insegnare»

Riccardo Celommi: «Voleva farlo all’Accademia delle Belle Arti che frequentava con successo» Tra i suoi propositi anche la ricerca sul bisnonno Raffaello: «Il suo sorriso mi accompagnerà sempre»
ROSETO. «Il suo sogno era quello di insegnare all’Accademia delle Belle Arti»: così lo zio Riccardo Celommi ricorda Flavia Di Bonaventura, la studentessa di 22 anni all’Accademia delle belle Arti e promettente pittrice, morta dopo essere stata travolta mentre era in sella alla sua bicicletta da un automobilista ubriaco. I suoi organi sono stati espiantati, rispettando la sua volontà, e salveranno altre vite. Una storia che ha commosso tutta la cittadina di Roseto con la morte di Flavia che ha lasciato un vuoto incolmabile. Flavia era discendente diretta da parte della madre dell'importante famiglia dei pittori Celommi, dalla quale aveva ereditato la passione per l'arte e la pittura. Un legame profondo, quello con suo nonno, il compianto Luigi Celommi, papà dello zio Riccardo e della madre Raffaella, che sin da piccola le aveva trasmesso l'amore per la pittura.
Così la ricorda lo zio Riccardo: «Ricorderò per sempre il suo sorriso, la sua felicità nel vederla dipingere in studio con il nonno. Flavia per me è gioia. Mi dava gioia solo vederla». Momenti impossibili da dimenticare. Lei, piccolina, seduta a fianco del nonno Luigi a dipingere fiori, ad esprimere tutta la sua creatività e la sua passione per la pittura. «È stato il nonno», continua Riccardo Celommi, «a trasmetterle l'amore per l'arte. Andavo in studio e c'era lei di fianco a papà, dipingevano insieme ed erano felicissimi. C'era un amore bellissimo. Non ho un ricordo di Flavia che non sorride. L'unica espressione di dolore di Flavia che mi torna in mente è stata quando è morto il nonno. Solo in quell'occasione l'ho vista con un espressione diversa». Flavia, che stava ultimando gli studi nell'Accademia delle belle Arti di Roma, non avrebbe mai fatto a meno della sua passione per l'arte e la pittura. Lei aveva già le idee ben chiare e un sogno nel cassetto. «Il suo sogno, l'ho saputo da poco da mia madre», prosegue Celommi, «era quello dell'insegnamento in accademia. Avrebbe anche voluto fare una ricerca sul suo bisnonno, Raffaello Celommi, proprio all'interno dell'accademia».
Riccardo spiega anche di non aver mai avuto la possibilità e la fortuna di dipingere insieme alla nipote. «Le chiedevo di venire in studio», dice, «ma è come se si sentisse di troppo con me. Non c'era la stessa confidenza che aveva con il nonno nel dipingere. Ho notato come se si sentisse di disturbo, nonostante io le dicessi che non era così. È stata una cosa che le ho anche ribadito proprio una settimana fa. Da diversi anni tengo dei corsi e lei spesso, in passato, mi veniva ad aiutare con i più piccoli, che erano tutti innamorati di lei. Sapeva come parlare con i ragazzini. Gli aveva fatto fare cose che io non sarei riuscito a fargli fare».
In migliaia giovedì pomeriggio le hanno voluto dare l'ultimo saluto durante i funerali che si sono svolti piazza della Repubblica. I suoi sogni, le sue passioni, la sua gioia di vivere sono stati interrotti nella notte tra domenica e lunedì, quando un 34enne rosetano (indagato per omicidio stradale) ha travolto lei e i suoi amici in bicicletta a Scerne di Pineto. Da subito le condizioni della 22enne rosetana sono apparse molto gravi. Intanto restano stabili le condizioni di S. H., l'altro 22enne travolto in bici insieme a Flavia e un’altra ragazza. Per il giovane, ancora ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale Mazzini di Teramo, sono ancora da valutare problematiche e traumi conseguenza dell'incidente. In questi giorni sono centinaia i messaggi sui social di preghiera e speranza per il ragazzo molto conosciuto. La squadra per cui gioca, il Montepagano Football Club di calcio a 7, ha condiviso nei giorni scorsi un disegno con il numero della sua maglia.
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