M5S scrive all’Anac «Chiarini non può fare l’assessore»

7 Giugno 2016

TERAMO. Le tensioni sulla regolarità delle nomine dei nuovi assessori vanno oltre la polemica consiliare. Dal Movimento 5 Stelle partirà oggi una segnalazione formale all’Autorità anticorruzione...

TERAMO. Le tensioni sulla regolarità delle nomine dei nuovi assessori vanno oltre la polemica consiliare. Dal Movimento 5 Stelle partirà oggi una segnalazione formale all’Autorità anticorruzione (Anac) sulla nomina di Marco Chiarini, assessore tecnico alla cultura. Il regista, secondo il capogruppo M5S Fabio Berardini, avrebbe un conflitto d'interessi in quanto «già titolare di un contratto con il Comune pari a 6.100 euro per la riqualificazione del castello Della Monica». Chiarini ha rinunciato all’incarico poco prima che fosse ufficializzata la sua nomina, ma questo non lo metterebbe al riparo dal divieto imposto dalla legge Severino.

«Sono necessari due anni di raffreddamento», sostiene l’ex consigliera del Pd Manola Di Pasquale, «durante i quali non può ricoprire ruoli nell’ente che gli ha assegnato la consulenza». L’esistenza del precedente rapporto tra il Comune e Chiarini, non essendo trascorso tale periodo, determinerebbe l’inconferibilità dell’incarico in giunta. Brucchi, però, conferma la regolarità della designazione: «La segretaria generale ha fatto le verifiche necessarie attestando che non sussistono le cause d’inconferibilità indicate dalla legge Severino».

La polemica infuria anche sulle designazioni di Franco Fracassa e Roberto Canzio. Il primo, a detta dell’opposizione, risulterebbe incompatibile perché è stato consigliere provinciale fino alla nomina in giunta. Brucchi ha chiarito che il problema non esiste perché l’assunzione dell’incarico di assessore implica l’automatica decadenza da altri ruoli istituzionali in Comune e di conseguenza in Provincia. «Altrimenti», dice Brucchi, «anche il sindaco appena confermato di Castellalto Vincenzo Di Marco avrebbe lo stesso problema». Brucchi fornisce anche una lettura azzardata della polemica, ritenendola montata ad arte nel Pd contro «qualche concorrente interno», ad esempio il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino, che risulterebbe scomodo in prossime competizioni elettorali e dunque andrebbe neutralizzato. Su Canzio, invece, esisterebbe una mera questione di opportunità politica per la delega allo sport, ma nulla di rilevante a livello giuridico. Angelo Falone di ReteDem del Pd ritene invece che la nuova giunta sia un esempio di «accanimento terapeutico».

Gennaro Della Monica

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