Malato e operato per un tumore, lancia l’appello ad Asl e Regione: «Voglio combattere, non abbandonatemi»

Roseto, sanità e diritti. Il 47enne Lorenzo Sichetti scrive una lettera per poter ottenere la riabilitazione intensiva: “Sono vivo, chiedo dignità”. Di Giosia (direttore Asl): «Disponibili a valutare un nuovo percorso rispetto
a quello riconosciuto»
TERAMO. «Chiedo dignità, sono vivo e voglio combattere, ma oggi ho paura di un'altra forma di morte, quella più subdola, lenta e silenziosa: l'abbandono». È uno dei passaggi più toccanti della lettera aperta inviata da Lorenzo Sichetti, 47enne di Roseto degli Abruzzi, affetto da glioblastoma e sottoposto a complessi interventi neurochirurgici presso l’ospedale di Teramo. Una missiva indirizzata ad Asl e Regione per chiedere il diritto a una riabilitazione intensiva, perché Lorenzo crede fermamente, dopo quattro operazioni, di potersi riappropriare per quanto consentito della sua vita ma «ho bisogno che anche il sistema sanitario creda nelle mie possibilità». L'ultimo intervento lo ha subito il 21 maggio scorso «per l'asportazione totale del tumore e mi ha purtroppo lasciato una paresi della parte sinistra del corpo. Ogni giorno cerco di trovare la forza e i primi segnali di recupero della gamba sinistra rappresentano per me una speranza concreta».
Da fine luglio il 47enne si trova in un centro di riabilitazione al di fuori della provincia teramana: «Nelle ore in cui non sono impegnato con la fisioterapia, potrei usufruire della riabilitazione passiva per potenziare la muscolatura», prosegue Lorenzo nella lettera inviata anche alla stampa, «durante il sabato e la domenica, tuttavia, il reparto è presidiato soltanto da un Oss e da un infermiere, senza la presenza di un medico. Se esiste una possibilità di recupero, anche piccola, io voglio poterla inseguire, non voglio che sia la carenza di strumenti a decidere quanto posso recuperare. Una sola ora di trattamento estensivo al giorno non può essere considerata automaticamente sufficiente senza tenere conto delle mie condizioni».
Al 47enne era stata in un primo momento negata la possibilità di accedere alla riabilitazione, diritto riconosciuto grazie all'intervento del tribunale per i diritti del malato. Secondo il suo parere, però, «occorre valutare un percorso riabilitativo più intensivo».
Da qui la richiesta di una presa in carico multidisciplinare: «Io non chiedo che qualcuno mi risparmi questa battaglia, ma chiedo di non essere costretto ad affrontarla da solo», ringraziando insieme alla sua famiglia «il direttore della Neurochirurgia del Mazzini e tutta la sua equipe: la loro competenza, professionalità e umanità mi hanno permesso di essere ancora qui», ha rimarcato.
Al grido d'aiuto di Lorenzo, che sottolinea di non volere privilegi, ha risposto ieri il direttore generale della Asl di Teramo, Maurizio Di Giosia: «Per il paziente è stato disposto ed eseguito un percorso riabilitativo di tipo estensivo, valutazione accettata e condivisa dal paziente stesso», ha sottolineato, «alla luce della sua richiesta, la Asl è disponibile a valutare nuovamente il percorso riabilitativo più idoneo e ad accoglierlo nell’ospedale di comunità di Atri per una nuova valutazione multidisciplinare, al fine di verificare se, alla luce di eventuali cambiamenti clinici o progressi, sia possibile modificare l'indicazione riabilitativa e individuare il percorso più adatto», ha concluso il manager dell’azienda sanitaria.

