Mamma Meri: «Da nove anni cerco giustizia per la mia Giulia»

L’inchiesta giudiziaria è stata chiusa per suicidio, per i genitori della 19enne è stato un omicidio: «Era innamorata della vita, doveva partire per Londra. Io e mio marito lotteremo fino alla fine»
TORTORETO. Mamma Meri disegna ricordi nell’aria di chi sa che nulla sarà come prima. «Mia figlia oggi sarebbe una donna di 28 anni risoluta, in gamba, con il suo lavoro a Londra dove voleva andare prima che tutto finisse per sempre senza che giustizia sia stata fatta»: alla vigilia di un altro anniversario Meri Koci e suo marito Luciano Di Sabatino accarezzano la memoria della loro Giulia morta a 19 anni, precipitata da un viadotto dell’A14 a Tortoreto la notte tra il 31 agosto e il 1° settembre del 2015. Sono passati nove anni, ma certi drammi perdono il tempo: un’eternità o un secondo il risultato non cambia. Rabbia e dolore possono solo aumentare.
La potenza della cronaca negli anni lo ha trasformato in un caso nazionale tra lunghe inchieste aperte e archiviate: per Procura e tribunale un suicidio, per la famiglia un omicidio.«Mia figlia era piena di vita, in quei giorni era pronta per andare a Londra dalla sorella Vanessa, il suo sorriso riempiva la casa», dice mamma Meri, «io e mio marito non avremo pace fino a quando Giulia non avrà giustizia anche perché la memoria ha bisogno di giustizia. Lotteremo fino alla fine dei nostri giorni per averla perché siamo sicuri che nostra figlia, che aveva mille progetti per il futuro, non si sarebbe mai tolta la vita. Io ho sempre avuto grande fiducia nella giustizia e sono sicura che prima o poi arriverà. Solo quando sarà fatta giustizia io e mio marito avremo pace».
Quando un figlio muore serve il coraggio di una mamma per continuare a far girare il mondo. E a mamma Meri il coraggio non manca: quello di andare avanti, a volte contro tutti e contro tutti, con forza e determinazione. «Lo devo alla mia Giulia», continua, «c’è una ragazza di 19 anni che deve avere giustizia e sono convinta che presto arriverà. Io non voglio essere commiserata, ma credo che quello che stiamo vivendo io e mio marito non possa rimanere solo una questione privata. Mia figlia era innamorata della vita, doveva andare a Londra per vivere con la sorella. Aveva già il biglietto. Come fa una ragazza che è pronta ad andare a Londra a togliersi la vita? Questo nessuno me lo ha spiegato». Meri e suo marito Luciano oggi sono parte civile nel processo a carico del 30enne di Giulianova Francesco Giuseppe Totaro, imputato per pedopornografia a seguito dell’inchiesta aperta dalla Procura distrettuale dell’Aquila dopo il rinvenimento, sul cellulare dell’uomo, di numerose foto osè di Giulia e di altre ragazze, all’epoca tutte minorenni. La prossima udienza di un procedimento ormai alle battute finali è in programma a ottobre. «Stanno uscendo tante cose dai testimoni», dice, «e sono ancora più fiduciosa perché credo che da questo processo si possa ripartire per conoscere la verità sulla morte di Giulia. Non cerco vendette, ma solo verità e giustizia». E nella ricerca di verità e giustizia Meri ha scoperto quello che chiama «il cuore grande dell’Abruzzo». «La gente che è sempre stata al nostro fianco», conclude, «tutte le volte che ricordiamo Giulia con un corteo arrivano tantissime persone a darci solidarietà e appoggio». E mamma Meri e papà Luciano non si fermano nel ricordo della loro Giulia.
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