Mamma morta in casa da 2 mesi: perizia psichiatrica per la figlia

7 Settembre 2024

La Procura chiede l’esame per stabilire se la donna fosse capace di intendere e di volere L’avvocato: «L’autorità giudiziaria ha anticipato una richiesta che la difesa era pronta a fare»

TERAMO. Le certezze dell’autopsia hanno consegnato sin da subito agli atti dell’inchiesta giudiziaria la dimensione del dramma: per un periodo compreso tra uno e due mesi la figlia ha tenuto nascosto in casa il corpo della mamma Franca D’Agostino, la 77enne teramana che il 21 luglio scorso è stata trovata nel suo alloggio di via Arno sotto coperte bagnate che la donna convivente avrebbe usato nel tentativo di neutralizzare l’odore di un corpo in decomposizione. Ora sarà una perizia psichiatrica chiesta dal pm Greta Aloisi con la formula dell’incidente probatorio a stabilire se la 43enne, indagata per occultamento di cadavere, fosse capace di intendere e di volere al momento dei fatti, se sia processualmente capace (ovvero in grado di rendersi conto di essere sottoposta a un procedimento giudiziario) e se sia socialmente pericolosa.
Nella richiesta il pm ha messo nero su bianco i tempi: «Per aver occultato il cadavere della madre per un periodo di uno o due mesi dopo il decesso, avvenuto presso la comune abitazione, lasciandolo giacere sul letto, celato da alcune coperte, senza provvedere ad informarne alcuno». Nei prossimi giorni il giudice dovrebbe fissare l’udienza per la nomina del consulente e l’affidamento della perizia.
Secondo l’autopsia eseguita all’epoca dal medico legale Giuseppe Sciarra, che ha confermato la morte per malore, il decesso risalirebbe a 7-15 settimane prima della scoperta del corpo. Un tempo infinito in cui mamma e figlia sono rimaste invisibili a tutti. La figlia un primo momento aveva raccontato che aspettava il risveglio della mamma. Al suo avvocato Daniele Contrisciani, che subito l’aveva incontrata in ospedale dove è stata ricoverata in psichiatria prima di essere trasferita in una struttura per seguire una terapia, aveva ripetuto di essere molto dispiaciuta per quello che era successo e di non aver mai avuto intenzione di fare del male alla mamma. «Si è sentita male in bagno», aveva raccontato la 43enne al suo legale, «e io l’ho portata sul letto. Aspettavo si svegliasse da un momento all’altro». Tra gli accertamenti investigativi delegati inizialmente ai carabinieri anche quelli sui due computer sequestrati alla donna insieme al telefono cellulare.
Così dichiara l’avvocato Contrisciani: «Esprimo soddisfazione per il provvedimento chiesto dalla Procura che in questo modo ha anticipato una richiesta che questa difesa era pronta a fare tra qualche tempo nel pieno interesse della propria assistita».
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