Mamma suicida, assolto il marito Per il giudice il fatto non sussiste

4 Febbraio 2022

L’uomo era imputato per maltrattamenti sulla donna, ha pianto dopo la telefonata degli avvocati Il gesto estremo della 45enne avvenne un anno dopo quello della sorella, ex olimpionica di maratona

TERAMO. I fascicoli giudiziari scandiscono tragedie che nel tempo possono solo diventare più dolorose. Per tutti.
Come quella di Simona Viceconte, la 45enne piemontese che due anni fa si tolse la vita nella sua abitazione teramana come 12 mesi prima aveva fatto la sorella Maura, ex olimpionica di maratona e di fondo. Ieri il marito Luca Amprino è stato assolto dall’accusa di maltrattamenti al termine di un rito abbreviato in cui la Procura (pm titolare del fascicolo Enrica Medori) aveva chiesto una condanna a 10 anni. Per il giudice Lorenzo Prudenzano il fatto non sussiste. Le motivazioni, annunciate tra novanta giorni, diranno il perché. Ora, dopo la sentenza, ci sono le lacrime dell’uomo alla telefonata dei suoi legali, gli avvocati Cataldo Mariano e Antonietta Ciarocchi, che avevano chiesto l’assoluzione perchè il fatto non sussiste e che così commentano: «Abbiamo, sin dall’inizio, ritenuto che non sussistessero nè gli elementi indiziari del reato di maltrattamento né quello di responsabilità oggettiva».
Al marito il pm non ha contestato né l’istigazione al suicidio né la morte come conseguenza di altro reato, ma una circostanza aggravante del reato di maltrattamenti (solo psicologici), che sarebbero avvenuti nell’ambito di un rapporto di coppia ormai finito (i due si stavano separando) e che, sempre secondo l’accusa, avrebbero potuto in qualche modo aggravare la condizione di particolare fragilità emotiva che la vittima stava attraversando in quel particolare momento della sua vita. «Portava la donna», così il pm ha scritto nel capo d’imputazione riferendosi al marito, «ad una esasperazione crescente fino a prospettarle quale unica via d’uscita la separazione, non voluta dalla Viceconte, minacciandola di toglierle tutto, la casa e le figlie, facendola vivere nel terrore, dicendole testualmente che la loro separazione sarebbe stata “un bagno di sangue”, arrivando a filmarla durante una lite avvenuta alla presenza delle figlie minori e dicendole che avrebbe fatto visionare tale video al giudice in tribunale».
Nel corso delle indagini la Procura ha chiesto ed ottenuto, con la formula dell’incidente probatorio, di raccogliere la testimonianza delle due figlie minori della coppia che hanno escluso l’esistenza di maltrattamenti e che, dai vari consulenti, sono state dichiarate attendibili nelle loro ricostruzioni.
Davanti al gup Prudenzano la mamma e il fratello della vittima si sono costituite parti civili rappresentate dagli avvocati Martina Barnabei e Claudia Ruggeri. In aula era presente, nella sua veste di curatore delle due minori, anche l’avvocato Federica Di Nicola.
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