«Mancano 60 medici I sindaci intervengano»

12 Novembre 2018

Appello dell’Anaao: la carenza di personale potrà peggiorare con la quota 100 Marini: «Un pericolo le lungaggini per i concorsi e i ritardi sull’ospedale nuovo»

TERAMO. I medici sono pochi, troppo pochi. Alla Asl di Teramo ne mancano almeno 60, ma la situazione di qui a poco potrebbe drasticamente peggiorare se dovesse essere attivata la cosiddetta “quota 100” con un exploit di pensionamenti. Il sindacato dei medici Anaao è molto preoccupato e chiede un forte sostegno ai sindaci della provincia.
«La presenza dei sindaci su questo argomento è importante», esordisce Gabriella Marini, segretario aziendale dell’Anaao, «Non è un caso se il comitato ristretto dei sindaci all’Aquila si è fortemente interessato delle problematiche della sanità delle aree interne abruzzesi». L’appello è dunque al comitato ristretto dei sindaci, che in provincia va ricostituito al più presto, come chiesto anche dal sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto. E non è un caso se l’Anaao decide ora di fare l’appello, in quanto il 23 novembre si terrà uno sciopero con manifestazione nazionale dei medici.
«Il problema della carenza di personale sta per esplodere», aggiunge Marini, «sono diverse le problematiche in campo sanitario: tra queste spicca la cronica carenza di medici (circa 60 unità in meno nell’intera azienda) che, anche se sono stati indetti dei concorsi, rimane ancora notevole perché gli stessi non sono stati sufficienti a compensare le ulteriori carenze dovute ai pensionamenti. Il problema era già stato denunciato dal presidente dell’ordine dei medici, Cosimo Napoletano, in occasione della presentazione dei nuovi infermieri assunti a settembre, lì dove segnalava che questa era solo una copertura parziale rispetto alla grave carenza denunciata. A tutto questo si aggiunge la difficoltà nell’espletazione dei concorsi, spesso con pochi partecipanti e con procedure lunghe e farraginose e che lasciano immutato il numero dei precari». Ci sono concorsi che addirittura finiscono deserti o con pochissimi partecipanti: è accaduto ad esempio per anestesia, radiologia, medicina d’urgenza, ultimamente anche per chirurgia. Molto dipende della carenza di determinati specialisti, che escono dalla scuole di specializzazione in numero minore rispetto al fabbisogno. Ma è determinante anche l’”appeal” della Asl che indice i concorsi.
«Inoltre il lento processo decisionale sul futuro sviluppo dell’edilizia sanitaria nella nostra provincia, che dibatte ancora sulla sede del nuovo ospedale», incalza la sindacalista dell’Anaao, «rende ancora più precario il futuro della sanità teramana. Infine la ancora non risolta realizzazione del Dea (dipartimento di emergenza e accettazione, ndr) di secondo livello funzionale tra gli ospedali di L’Aquila e Teramo, che mette queste due province in condizione di inferiorità rispetto all’area di Chieti e Pescara. Si aprono quindi scenari estremamente incerti sul futuro della sanità a Teramo e in provincia. Sono apprezzabili le dichiarazioni del sindaco D’Alberto sulla convocazione del comitato dei sindaci, e l’auspicio è che questo sia il momento per coinvolgere oltre alle forze politiche anche tutti i portatori di interesse in campo sanitario: sindacati, organizzazioni dei cittadini, ordini professionali, al fine di fare fronte comune e cercare strategie efficaci ed utili al sostegno del sistema sanitario pubblico, che in provincia di Teramo rappresenta l’unica realtà che tutela la salute del cittadino. La manifestazione del 23 con lo sciopero di tutta la dirigenza medica vuole evidenziare con forza le problematiche e le difficoltà in cui versa il sistema sanitario nazionale; ed i medici della provincia di Teramo ribadiscono con la loro protesta la necessità di una svolta in ambito sanitario, e maggiormente in una provincia martoriata come la nostra».
La sindacalista conclude osservando che non si può più aspettare: i pochi medici rimasti «mandano avanti con il loro sacrificio quotidiano settori in condizioni di lavoro molto difficili. Il problema non è a questo punto di chi lavora in questa situazione, ma dell’intero territorio, su cui la situazione si ripercuote e si ripercuoterà sempre più in futuro».
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