Mare inquinato dai depuratori Si va verso una superperizia

16 Novembre 2016

Alba, nel processo in corso agli ex vertici della Ruzzo Reti si profila il ricorso del giudice a nuovi esperti I tecnici: «I pesci morti soffocati perché gli impianti non funzionavano e scaricavano di tutto»

ALBA ADRIATICA. Parlano i tecnici e raccontano, da tecnici, come in quell’agosto del 2010 i depuratori non funzionassero, raccontano dei pesci morti nei fiumi «che», dicono gli esperti, «sono morti soffocati, uccisi dalla mancanza di ossigeno». Nella seconda udienza del processo per il mal funzionamento di sei depuratori (gestiti dalla Ruzzo Reti) è la volta degli espertiche, dopo i sindaci, spiegano in aula quello che successe nell’agosto di sei anni fa, quando molti bambini finirono in ospedale per enteriti o gastroenteriti dopo aver fatto il bagno nel mare inquinato in quell’estate dei tanti divieti di balneazione. E man mano che i testi sfilano in aula (quella di ieri è stata la seconda udienza di un calendario molto fitto) si fa concreta l’ipotesi che al termine dell’istruttoria dibattimentale il giudice Flavio Conciatori affidi una superperizia. Ieri, intanto, sono proseguite le audizioni degli altri testi citati dalla pubblica accusa (rappresentata dal pm Laura Colica): esperti dell’istituto Zooprofilattico, all’epoca chiamato ad esaminare i pesci morti, e della Asl.

Secondo il pm dal 2007 quei sei depuratori, a cominciare da quello di Alba, avrebbero riversato sostanze inquinanti nel torrente Vibrata e, di conseguenza, nel tratto di mare davanti ad Alba Adriatica. Gli imputati sono l'ex presidente della Ruzzo Reti Giacomo Di Pietro e altre cinque persone che all'epoca rivestivano ruoli dirigenziali, soprattutto nell'area tecnica, all'interno di Ruzzo e della controllata Spt: Gian Mario Fabbi, Domenico Giambuzzi, Enrico Maria Giuseppe Bisanzio, Alfonso Cuccodrillo, Domenico De Flavis. Le accuse, tutte da provare nel corso del dibattimento, sono pesanti: si va dal disastro ambientale all'epidemia colposa fino alle lesioni. Sulla base di consulenze, atti e analisi (soprattutto le molteplici fatte all'epoca) il pm Colica ha ipotizzato un nesso tra le enteriti, l'inquinamento del mare e il funzionamento dei depuratori di Alba Adriatica, Sant'Omero, Sant'Egidio,Nereto e Corropoli all'epoca gestiti dalla Ruzzo reti.

Nel processo ci sono venti parti civili tra genitori di bambini finiti in ospedale, associazioni ambientaliste, associazioni di albergatori e amministrazioni comunali come Alba Adriatica. Commenta l’avvocato Tommaso Navarra, che rappresenta il Wwf , una delle associazioni che si sono costituite parte civile: «Il quadro istruttorio evidenzia sino ad oggi, indipendentemente dalle responsabilità, un preoccupante fenomeno di grave inquinamento foriero sicuramente dei danni, tutti ipotizzati dalla procura».(d.p.)

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