Mare inquinato La Procura impugna le sei assoluzioni

Ricorso in Appello per il caso delle gastroenteriti del 2010 In primo grado cadute le accuse di epidemia e disastro
TERAMO. E’ un caso che non si chiude con la sentenza di primo grado. Il presunto episodio di inquinamento del mare di Alba dell’agosto del 2010 finisce in Appello dopo che la Procura ha impugnato la sentenza con cui a giugno il tribunale ha assolto l'ex presidente della Ruzzo Reti Giacomo Di Pietro e altre cinque persone che all'epoca dei fatti rivestivano ruoli dirigenziali, soprattutto nell'area tecnica, all'interno di Ruzzo e della controllata Spt. Il ricorso è stato presentato dal pm Laura Colica titolare del fascicolo aperto per disastro ambientale ed epidemia colposa. Ipotesi di reato che, secondo le motivazioni del giudice Flavio Conciatori, non sono state provate nel corso del lungo dibattimento e, soprattutto, non sono emerse a seguito della perizia disposta dallo stesso tribunale. Secondo le motivazioni i depuratori avrebbero funzionato ma il torrente Vibrata ormai da anni sarebbe «una fogna a cielo aperto a causa di svariati scarichi abusivi». Scrive
Conciatori, ricordando il contenuto della perizia disposta a conclusione dell’istruttoria, così ha scritto nelle motivazioni: «Lungo il corso del Vibrata, anche nei pressi del depuratore, vi sono numerosi scarichi abusivi dei cui reflui non risulta investigata la natura e la tipologia. Certo è che tali immissioni risultano quantitativamente tutt’altro che irrilevanti se si pone mente ai picchi anomali di inquinamento rilevati. Nella zona vi sono numerose abitazioni rurali non allacciate ad alcuna rete fognaria e al cui presidio provvedono altrettante vasche Imboff, le cui modalità e frequenze di svuotamento e trattamento sono sostanzialmente rimaste sconosciute, sebbene sia stato rimarcato il grande potenziale inquinante dei relativi reflui». E ancora: «Certamente nella linea di raccolta delle acque bianche del lungomare di Alba Adriatica vi sono abusivamente allacciate utenze domestiche (e non solo) i cui scarichi raggiungevano così il torrente senza alcuna depurazione; che nei versanti delle colline che degradano nella valle del Vibrata risultano esservi allevamenti zootecnici i cui dati non costituiscono patrimonio istruttorio; che sono risultati episodi di picchi di inquinamento delle acque in periodi non di massima frequenza turistica e dunque di carico urbanistico non particolarmente elevato, dei quali non è stata individuata la ragione, ma che ben potrebbero coincidere con lo sversamento indiscriminato di reflui non trattati, eventualmente provenienti da vasche Imboff».
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