Martinsicuro, l’omicidio Tizi in Cassazione
A dicembre l’udienza dopo il ricorso dell’albanese condannato in appello a 30 anni per il delitto
MARTINSICURO. Approda in Cassazione l’omicidio di Roberto Tizi, il 35enne originario di Petritoli (Fermo) che la sera del 30 novembre 2015 venne freddato con due colpi di pistola davanti agli occhi della sua compagna, a Martinsicuro.
Il 49enne albanese Arjan Ziu, che il giorno dopo il fatto confessò di aver sparato per vendicarsi di una lite, in Appello è stato condannato a 30 anni con una sentenza che ha ribaltato quella del rito abbreviato del primo grado concluso con la condanna a 18 anni. Allora gli erano state riconosciute le attenuanti generiche che, in Appello, non sono state ritenute applicabili. Una nuova valutazione giuridica del fatto, dunque, che ha portato i magistrati aquilani a stabilire una condanna molto più pesante per l’uomo.
I giudici di secondo grado hanno invece ridotto le condanne stabilite in primo grado per il fratello Mikele, 50 anni, i due figli di quest'ultimo Rudy di 24 anni e Antonio di 18 anni : per i primi due la pena è scesa da 17 a 16 anni, mentre per il terzo da 17 a 12 anni. Tutti i condannati hanno fatto nricorso alla Suprema Corte e il 10 dicembre è fissata l’udienza.
Tizi fu ucciso con due colpi di pistola calibro 6,35 sparati da Arjan Ziu appena giunto sotto casa. Il primo colpo lo raggiunse mentre era ancora in automobile. Un vero e proprio agguato, secondo la Procura, con i quattro che dopo gli spari esplosi da Arjan Ziu infierirono sull'uomo prendendolo a calci in testa mentre era a terra.
Secondo la ricostruzione fatta all’epoca dagli investigatori l'agguato mortale sarebbe stato una vendetta per una discussione per futili motivi avuta qualche ora prima dalla vittima con Arjan Ziu. A fornire un grosso contributo alle indagini erano state soprattutto le immagini catturate da alcuni di impianti di videosorveglianza. Nel corso dell’udienza di convalida Arjan Ziu aveva detto di aver agito da solo sostenendo che in quel momento con lui non c’erano complici e che le persone che si vedono scappare nelle immagini sono estranei che fuggono perchè spaventati dagli spari.
Una ricostruzione, la sua, diversa da quella emersa dalle immagini che invece hanno certificato il coinvolgimento del fratello e dei nipoti.(d.p.)
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