Maxi rissa in carcere tra detenuti Un poliziotto preso a bastonate

Quattro reclusi feriti tra cui due medicati al pronto soccorso, in ospedale anche l’agente colpito Il sindacato Sappe torna a lanciare l’allarme: «Situazione sempre più difficile, interventi urgenti»
TERAMO. Due giorni fa il tentato sequestro di un agente da parte di un detenuto, ieri pomeriggio una maxi rissa tra detenuti con un agente preso a bastonate nel tentativo di riportare la calma. Il bilancio è di quattro reclusi feriti, di cui due medicati al pronto soccorso, e dell’agente aggredito finito in ospedale.
È altissima la tensione nel carcere teramano di Castrogno dove ormai da settimane si susseguono aggressioni e scontri. La rissa si è verificata nella sezione media sicurezza tra un gruppo di albanesi e uno di romani lungo un corridoio, durante l’apertura delle celle, per motivi che restano da chiarire. Prima parole grosse e poi, in un crescendo, pugni e schiaffi. Qualcuno ha preso un bastone, probabilmente un pezzo di una sedia rotta, e ha colpito l’agente intervenuto per riportare la calma. Immediata la protesta del sindacato Sappe che torna a chiedere interventi urgenti. Dice il segretario provinciale Giuseppe Pallini: «La tensione resta altissima e servono interventi urgenti da parte delle istituzioni competenti». L’emergenza del carcere teramano, con il suo sovraffollamento di detenuti e il numero ridotto di agenti di polizia penitenziaria, si trascina da anni. In un silenzio spettrale rotto solo dagli appelli, caduti sempre nel vuoto, dei sindacati dei poliziotti.
Scrive Donato Capece, segretario generale del Sappe: «Il Sappe denuncia da tempo che le carceri sono diventate un colabrodo per le precise responsabilità di ha creduto di allargare a dismisura le maglie del trattamento a discapito della sicurezza interna e in danno delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria. Sono decenni che chiediamo l’espulsione dei detenuti stranieri, un terzo degli attuali presenti in Italia, per fare scontare loro, nelle loro carceri, le pene come anche prevedere la riapertura degli ospedali psichiatrici giudiziari dove mettere i detenuti con problemi psichiatrici, sempre più numerosi, oggi presenti nel circuito detentivo ordinario. Ma servono anche più tecnologia e più investimenti».(d.p.)
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