Maxi spaccio di droga, scattano condanne per 20 anni di carcere

17 Novembre 2024

In tre davanti al giudice nell’ultima tranche del processo per l’operazione chiamata “Fort Apache” Nel 2018 i carabinieri portarono allo scoperto l’accordo tra alcune famiglie rom e clan albanesi 

TERAMO. Nel novembre del 2018 in dieci erano stati arrestati in una maxi operazione antidroga scattata a Giulianova e ribattezzata “Fort Apache”. Negli anni molti hanno patteggiato e fatto riti alternativi. Per i tre che hanno scelto il rito ordinario, il giudice monocratico Emanuele Ursini ha emesso sentenze di condanna che vanno da 9 a 10 anni: Livia Guarnieri è stata condannata a 10 anni, 8 mesi e 35mila euro di multa; Maria Mavica a 9 anni e 28mila euro di multa; Jacopo D’Alberto a un anno, sei mesi e 35mila euro di multa. Le pene hanno accolto, e in alcuni casi anche aumentato, le richieste del pm Silvia Scamurra. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Gianfranco Di Marcello, Luigi Aloè e Odette Frattarelli.
La maxi operazione dei carabinieri all’epoca aveva portato allo scoperto accordi tra albanesi e alcune famiglie rom laddove insieme si erano spartiti lo spaccio di cocaina ed eroina su una piazza vasta come quella della costa teramana ed ascolana. Con chili di droga nascosti in case diventate fortini con tanto di pit-bull a guardia, telecamere e filo spinato. Il blitz era scattato nei quartieri del’Annunziata e dalla Rocca di Giulianova. Con i proventi dell'attività, avevano raccontato mesi di indagini, si compravano case e si organizzavano banchetti e cerimonie costosissime. Come quella per un battesimo con centinaia di invitati ad un banchetto costato quarantamila euro. O la festa per un compleanno di 18 anni con tanto di musica dal vivo di uno dei neo melodici più gettonati di Napoli. E poi c’era l’acquisto delle case, appartamenti ma anche villette. I fiumi di soldi che ogni mese entravano uscivano con investimenti immobiliari, molti dei quali fuori provincia. I contanti restavano in casa, occultati in qualche intercapedine del muro o, come ha rivelato una recente scoperta, nel forno in cui sono stati trovati 40mila euro. E se gli accordi per la vendita e poi la custodia dei grossi quantitativi di droga si facevano tra i capi clan albanesi e i capi delle famiglie rom, lo spaccio al dettaglio era delegato a familiari. Mogli, fratelli, cugini in un intreccio di parentele che, come svela l’ordinanza, contribuiva a mantenere il controllo del territorio.(d.p.)