Maxi truffa alla Asl, la Procura: «L’ex primario va processato»

I pm Giovagnoni e Scamurra chiedono il rinvio a giudizio di Vincenzo Di Egidio per truffa e falso L’inchiesta è relativa all’acquisto di dispositivi medici, l’azienda sanitaria teramana è parte lesa
TERAMO. La Procura impacchetta le accuse e firma l’avviso di conclusione delle indagini nei confronti dell’ex primario del reparto di radiologia dell’ospedale Mazzini Vincenzo Di Egidio ora in servizio all’ospedale di Pescara.
L’inchiesta è quella dei pm Silvia Scamurra e Stefano Giovagnoni su una presunta mega truffa ai danni della Asl teramana sull’acquisto di dispositivi medici di circa 300mila euro. L’accusa è quella di truffa aggravata e falso in atto pubblico. Tra gli indagati ci sono anche alcuni dipendenti dell’azienda sanitaria e rappresentanti di quattro società distributrici e per queste figure ci sono stati degli stralci alcuni già definiti con patteggiamenti. Per Di Egidio ora la parola passa al gup che dovrà decidere se disporre per un non luogo a procedere o il processo. Secondo l’accusa la presunta truffa sarebbe stata messa a segno tra il 2016 e il 2018 ai danni dell’azienda sanitaria teramana che avrebbe comprato dispositivi vari (cateteri, spirali e stent il cui utilizzo è previsto nel corso di interventi chirurgici propri di radiologia interventistica) fatti risultare impiantati a pazienti sottoposti a interventi chirurgici ma in realtà non usati. Così scrivono i pm nella richiesta di sequestro preventivo in relazione alla figura di Di Egidio: «Come medico operatore e componente dell’equipe compilava il registro di sala e il referto all’esito di ciascun intervento eseguito (ovvero dava istruzioni al personale infermieristico per la relativa compilazione), apponeva sul predetto registro (ovvero vi faceva apporre le fustelle identificative di ciascun dispositivo medico utilizzato ed infine provvedeva a “validare” la richiesta di reintegro/scarico dei predetti dispositivi (cosiddetti frontespizio consistente in una fotocopia del registro di sala sulla quale avrebbero dovuto applicarsi fustelle di egual tipo e in egual numero rispetto a quelle applicate sul registro di sala), preparata dagli operatori di reparto e manomessa dagli agenti /informatori farmaceutici (con le modalità infra-descritte) con la sua autorizzazione». A dicembre il tribunale del Riesame, accogliendo il ricorso degli indagati, aveva disposto il dissequestro di somme di denaro a carico degli stessi indagati scattato su provvedimento del gip. E nelle motivazioni del provvedimento il collegio (presieduto da Flavio Conciatori) aveva scritto: «Con specifico riferimento al predetto reato di truffa aggravata non sono emersi elementi indiziari in ordine al contributo di materiale e, comunque, all’ingiusto profitto percepito dai ricorrenti». Di Egidio è assistito dell’avvocato Roberto Conte.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

