Mazzata sulla ristorazione «Siamo i più penalizzati»

Dopo il flop di Capodanno i locali restano vuoti: «La gente ha paura, non esce»
TERAMO. Il cenone di Capodanno ha rappresentato un duro colpo, in termini di presenze e di guadagni, per il settore della ristorazione nel Teramano: un pesante impatto, che non ha risparmiato né la zona costiera né le aree dell’interno. Una situazione che, a causa del vertiginoso aumento dei contagi, proprio durante il periodo delle festività natalizie, ha portato molti fra turisti e residenti ad annullare i programmi e le prenotazioni per l’ultimo dell’anno, con una significativa diminuzione del lavoro, che si attesta in media al 50%. Un’ulteriore stangata per un settore come quello dell’accoglienza e della ristorazione, che paga vistosamente il peso della pandemia da quasi due anni. Gli operatori del settore speravano che grazie a una massiccia campagna vaccinale avrebbero potuto migliorare la loro condizione: ma di fatto, complice soprattutto l’imperversare della nuova variante della malattia, così non è stato.
LE TESTIMONIANZE
Tante disdette per la sera del 31 dicembre ha ricevuto Valerio Del Gaone, titolare del ristorante di pesce “Da Valerio” a Giulianova Lido, che ha riferito: «Parecchie persone, impaurite dall’aumento repentino dei positivi, automaticamente hanno disdetto all’ultimo momento le prenotazioni per il cenone, e di conseguenza, abbiamo avvertito un pesante calo di presenze rispetto agli scorsi anni. In compenso, abbiamo lavorato tanto con l’asporto: molti dei nostri clienti hanno preferito restare a casa senza rinunciare alle nostre pietanze. Parte degli ospiti che hanno rinunciato hanno affermato di aver avuto contatti con positivi per cui, in via precauzionale, hanno disdetto le prenotazioni. Le perdite si sono attestate al 40% in sala, mentre con l’asporto ci siamo difesi bene. Ci troviamo ad affrontare un grosso problema», conclude Del Gaone, «che si proporrà soprattutto per i mesi di gennaio e febbraio, provocato dall’aumento dei positivi: il governo non ci fa chiudere, lavoriamo male con carenza di clientela e personale e al contempo non possiamo contare sui ristori».
Una situazione vessante anche per il Novavita Beach, locale situato sulla riviera giuliese; il titolare Paolo Giorgini ha così commentato: «Abbiamo perso il 65% dei prenotati che avevamo per il Capodanno. Nella sciagura ci siamo sentiti fortunati, perché rispetto a molti colleghi che hanno preferito annullare il cenone, il fatto che siamo riusciti a tenere comunque in piedi il ristorante, anche grazie all’asporto, ci ha dato quella vena di allegria che nella vita non deve mancare mai. C’è da dire che la gente esce molto meno: tiene ancora il pranzo, ma la cena è scarsa in termini di presenze».
Anche nel capoluogo ci sono state tantissime disdette per il veglione di fine anno, come ha riferito uno dei soci titolari del Madre Natura di Teramo, Andrea Di Sante: «Una situazione disarmante anche per noi, abbiamo ricevuto tantissime rinunce, e siamo arrivati a fare solo 140 coperti su 320 prenotati: tanti erano venuti a contatto con dei positivi, per cui per forza di cose sono rimasti a casa in quarantena cautelare. A differenza di altri ristoranti, il nostro format non prevedeva l’asporto. In virtù di queste situazioni, per il momento, a malincuore, abbiamo deciso di chiudere il locale, che è molto ampio e ha dei costi considerevoli, fino a nuove direttive».
Un cenone di Capodanno sottotono rispetto agli standard anche per l’Osteria dei Sani di Notaresco. Così il titolare Luca Mettimano: «Purtroppo abbiamo subito una stangata non solo per il Capodanno, ma per tutto il periodo delle festività: c’è poco lavoro, per cui temo sarò costretto a mettere alcuni dipendenti in cassa integrazione. Viene poca gente, si ha paura di tutti questi contagi e si preferisce restare a casa: noi ristoratori siamo i soliti a essere penalizzati. La categoria va aiutata, soprattutto i nostri dipendenti. C’è tanta tristezza, ci aspettano due mesi molto duri, anche se la mia intenzione è quella di non chiudere».
L’APPELLO
Infine Daniele Zunica, titolare dell’omonimo hotel e ristorante a Civitella del Tronto, lancia un vero e proprio appello alla politica: «Nella lunga storia della mia attività di ristoratore e albergatore non si era mai verificato prima d’ora di avere due stanze vuote a Capodanno, il che lascia intendere qual è stato il trend durante le festività. La politica lasci perdere i rimborsi alle imprese, che sono così irrisori da non cambiarci la vita: piuttosto salvaguardi la manodopera. Se dovessimo tornare ad avere i dipendenti in una cassa integrazione così povera, rischiamo di perdere la gran parte dei lavoratori che abbiamo formato in vent’anni, perché saranno costretti a cambiare lavoro. Non si può mantenere una famiglia con cinque mesi di stipendio e sette in cassa integrazione, al 50%. Assicuriamogli una cassa integrazione dignitosa, al pieno dello stipendio».
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