Mazzette, cantoniere Anas condannato

11 Ottobre 2018

Pena di due anni e quattro mesi ma il reato cambia: non più concussione ma tentata “induzione indebita a dare utilità”  

TERAMO. E’ una diversa connotazione giuridica del reato a fare da filo conduttore alla sentenza di condanna del capo cantoniere Anas accusato, nella sua veste di incaricato di pubblico servizio, di aver preso mazzette da alcuni imprenditori che avevano chiesto dei permessi all’Anas. Per i giudici non è stata concussione ma un tentativo di induzione indebita a dare o promettere utilità.
Perché è con questa riqualificazione del reato che ieri sera il collegio presieduto da Sergio Umbriano (a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei) ha condannato a due anni e quattro mesi il capocantoniere sorvegliante Anas Giovanni Di Luca (assistito dagli avvocati Giannicola Scarciolla e Stefano Franchi)per l’episodio nel quale viene ripreso mentre prende una busta in cui, accusa un imprenditore, c’erano 500 euro a lui destinate per facilitare una pratica.
I giudici lo hanno assolto (fatto non sussiste) per altri due casi denunciati da altri imprenditori e hanno inviato alla Procura i nomi di due testi affinchè si proceda per falsa testimonianza. Disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici per il dipendente Anas all’epoca dei fatti competente sul tratto di statale 16 compresa tra Città Sant’Angelo e Martinsicuro. Le motivazioni della sentenza sono state annunciate tra novanta giorni.
Il pm Luca Sciarretta (titolare del fascicolo e da luglio in servizio alla Procura di Pescara) per l’uomo aveva chiesto una condanna a quattro anni ed otto mesi al termine di una dettagliata requisitoria nel corso della quale, tra pronunciamenti della Cassazione e della Corte Europea, ha più volte sottolineato la particolarità di un’inchiesta per concussione nata dalla denuncia di un imprenditore. «Purtroppo una cosa sempre più rara», ha detto in aula, «anche se in una società civile questo dovrebbe essere la regola. Un imprenditore che nel momento in cui ha denunciato ha deciso di fidarsi dello Stato anche se da questa vicenda ha avuto solo danni, sia morali sia economici».
E il pubblico ministero, nella sua requisitoria, non ha mancato di sottolineare in più occasioni l’assenza dell’Anas come parte civile. «E’ uno strano Paese questo in cui un ente pubblico invece di costituirsi parte civile in un processo per concussione propende i suoi sforzi con i funzionari citati come testi per testimoniare gli encomi ricevuti dal capo cantoniere imputato» ha detto a questo proposito Sciarretta.Nelle loro arringhe entrambi i difensori hanno puntato a dimostrare l’estraneità del loro assistito ai fatti contestati. «Di Luca», ha detto Scarciolla, «è stato vittima di un agguato e la sua disponibilità è stata scambiata per tentata concussione».
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