Mazzoni: il mondo in Formula 1 con il mio Abruzzo nel cuore

11 Agosto 2019

Il giornalista della Rai: «Teramo può rialzarsi dopo il terremoto perché ha tante potenzialità» «Chi vincerà quest’anno il Mondiale? La risposta è scontata: Hamilton in pista non ha rivali»

TERAMO. Ci sono gesti che per sempre racconteranno chi siamo: «A cena i colleghi non mi fanno più scegliere il vino perché in qualsiasi parte del mondo mi trovi chiedo sempre Montepulciano». Gianfranco Mazzoni, voce storica della Formula Uno, viaggia tra i continenti con l’Abruzzo nel cuore. A cominciare da quella Teramo in cui 60 anni fa è nato, si è laureato, ha mosso i primi passi nel mondo del giornalismo locale prima di approdare alla Rai. In un’ora di chiacchierata frammenti di vita si incontrano con uno sguardo nonostante tutto ottimista sul futuro: «Il declino di Teramo è iniziato da lontano e penso all’abbattimento del teatro avvenuto, guarda caso, nell’anno in cui sono nato. Poi ci sono state scelte forse poco lungimiranti per il futuro della città, la crisi economica e il colpo finale con il terremoto. Fortunatamente niente vittime, ma nessuno si è accorto di noi. Da qualche tempo percepisco una vitalità diversa, una voglia di ricominciare, una voglia di ripartire, di riprendersi il futuro». Cittadino del mondo con casa a Pescara, per Mazzoni Teramo è il luogo della memoria. Di una famiglia unita con i genitori storici insegnanti e l’amato fratello medico e, prima ancora, del nonno Luigi, uno dei primi presidenti del Teramo Calcio che lo portava allo stadio: «Ancora oggi, in qualsiasi angolo del mondo mi trovi, cerco sempre i risultati del Teramo calcio perchè resto un tifoso biancorosso».
Partiamo da Teramo oggi profondamente segnata dal terremoto che, fortunatamente non ha fatto vittime, ma ha spopolato la città. Il destino è segnato o si può ripartire?
«Il piangersi addosso non ha mai aiutato nessuno. Noi abruzzesi siamo abituati a lavorare, la fatica non ci spaventa. Si può ricominciare, anzi si deve ricominciare. Certo la città ha vissuto un periodo molto difficile che nasce da lontano e forse iniziato da quell’abbattimento dello storico teatro avvenuto proprio nell’anno in cui sono nato. Penso che negli ultimi anni, prima del terremoto, ci sia stata una mancata visione d’insieme del futuro che poi ha pesato su tutto. Non vuole essere una critica, ma è un punto di vista. Credo che oggi servano tempi brevi per far rientrare i terremotati nelle loro abitazioni prima che sia troppo tardi perché quando poi si sceglie di vivere al mare non sempre si vuole tornare. Forse è mancata anche la scelta di puntare su cose che ci appartengono e che fanno la nostra storia. Ci pensavo qualche mese fa quando sono andato ad Atri a presentare un libro e ho visto come lo storico teatro Comunale negli anni sia diventato un punto di aggregazione per la comunità. Noi il nostro lo abbiamo abbattuto per far posto all’allora Standa. Abbiamo la Coppa Interamnia, una grande cosa nata dall’idea di un privato che però negli anni è stato lasciato solo. Ora ho visto che qualcosa sta cambiando a livello anche di finanziamenti e questo è un bene perché spesso capita di renderci conto del valore delle cose che abbiamo solo quando le perdiamo. Ho visto anche che c’è un rinato interesse intorno al Teramo calcio e anche questo può essere un elemento positivo per far ripartire la città. Girando il mondo mi convinco ogni giorno di più che l’Abruzzo sia una regione meravigliosa dalle grandi potenzialità con tanta gente che si impegna e che merita di avere una buona amministrazione. Qualunque sia lo schieramento politico in campo».
Pensando alla sua Teramo qual è l’immagine che più l’accompagna?
«Emotivamente sono legato a palazzo Pompetti, anche in questo caso un edificio segnato dal terremoto. È stato progettato dal mio bisnonno Carlo Pompetti, in quell’edificio è nata mia madre e tanti ricordi sono legati a quel posto che per lei era sacro. Ho seguito molto tutta la vicenda e spero che possa essere il simbolo della rinascita della città. Ma i ricordi di Teramo sono tanti, a cominciare dalle feste di Natale in famiglia con il profumo del timballo e dei caggionetti. Poi ci sono stati gli studi, i primi passi nel giornalismo con l’indimenticato Tiberio Cianciotta, con Gianni Gaspari. Mi hanno insegnato questo mestiere, il rigore e il grande senso di responsabilità da avere nei confronti di chi ti segue».
Nei tanti anni di Formula Uno ha incontrato decine di campioni. Solo per citarne alcuni: Senna, Schumacher, Villeneuve. Da chi è rimasto più colpito?
«Di Senna ho il ricordo di un grande professionista, di un grande uomo. Schumacher un grande campione che non ha mai smesso di lottare. Spero un giorno di poterlo rivedere, magari su un circuito di Formula Uno».
Una previsione: quest’anno chi vincerà il campionato?
«Risposta scontata: Hamilton perché in pista non ha rivali»
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