Mensa universitaria Detenuti e studenti nella nuova gestione

L’Adsu presenta il progetto che prevede anche la creazione di un secondo punto ristoro per le persone bisognose
TERAMO. Studenti e detenuti al lavoro insieme nella mensa universitaria di nuova gestione. L'Adsu (azienda per il diritto allo studio) dell'università di Teramo, con un bando di concorso, ha affidato il servizio alla cooperativa sociale Blue line di Atessa che da dieci anni si occupa del reinserimento lavorativo di persone svantaggiate. All'inaugurazione di ieri mattina l'Adsu ha dichiarato che al servizio in ateneo - attivato sia a Coste Sant'Agostino che a Piano d'Accio - seguirà la creazione di una seconda mensa per persone meno abbienti. Il punto ristoro sarà aperto in un locale messo a disposizione dall'amministrazione di Teramo. In questo caso gli studenti si alterneranno come volontari nella distribuzione dei pasti, mentre del trasporto del cibo, monodose e da asporto, si occuperà la cooperativa. L'operazione sarà resa possibile grazie all'impiego di una sigillatrice. Il macchinario è stato già testato quando l'Adsu ha fornito ristoro ai volontari del soccorso giunti in città per l'emergenza maltempo, preparando circa 600 piatti al giorno.
«Il progetto di mensa sostenibile», ha ricordato il prorettore dell'università di Teramo Dino Mastrocola, «era stato già presentato durante l'Expo di Milano». La nuova mensa universitaria coniugherà qualità del servizio, rispetto per l'ambiente e attenzione per il sociale. Spiega l'Adsu in una nota: «Le materie prime saranno di stagione e, il più possibile, a chilometro zero. Ogni giorno sarà proposto, oltre al menu classico, anche un pasto per celiaci, uno per vegetariani e uno rispondente alle prescrizioni religiose (ad esempio quelle dei musulmani). Una volta al mese verrà inoltre presentato un piatto tipico teramano, o abruzzese, e un pasto interamente composto da prodotti biologici. Nel pieno rispetto dell'ambiente verrà ridotto al minimo l'utilizzo della plastica: ci saranno piatti in ceramica e posate in metallo. Infine il cibo avanzato nei piatti non sarà gettato via, ma verrà in parte donato ad associazioni di volontariato, come la Lega del cane, e in parte destinato alla compostiera dell'Università». Il costo massimo per ogni pasto, a carico dello studente, sarà di 3,30 euro.
Grazie alla collaborazione con il carcere di Castrogno inoltre tre detenuti lavoreranno nella mensa d'ateneo con gli studenti vincitori delle borse lavoro. «Vorremmo andare oltre», ha aggiunto Paolo Berardinelli, presidente dell'Adsu, che giorni fa ha fatto visita insieme a Rita Bernardini al carcere di Castrogno, «stiamo lavorando per offrire ai detenuti anche un'opportunità formativa, in collaborazione con l'istituto Di Poppa e la facoltà di Scienze e tecnologie alimentari. C'è già un detenuto iscritto al terzo anno di università e vorremmo estendere questa possibilità anche ad altri».
Emanuela Michini
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