Mette su Facebook foto osè dell’ex Una teramana rinviata a giudizio

29 Novembre 2021

Donna di 40 anni sotto accusa dopo la denuncia dell’uomo, applicata la legge sul “Revenge porn” Dopo la fine della storia aveva minacciato: «Torna con me o potrei fare qualcosa di molto brutto»

TERAMO. La cronaca racconta che nuove leggi e pene più severe non bastano a fare da deterrente. Perché il numero dei casi non si arresta mai. Come quest’ultimo con una quarantenne teramano che non si è rassegnata alla fine della relazione e per vendicarsi ha pubblicato sui social foto osè del suo ex. La donna è stata rinviata a giudizio e sarà imputata in un processo. Si tratta di uno dei primi procedimenti dopo l’entrata in vigore della legge sul cosiddetto “Revenge porn” che ha introdotto due fattispecie di reato diverse: la diffusione di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate da parte di chi queste immagini le ha realizzate e da parte di chi le riceve e contribuisce alla loro ulteriore diffusione «al fine», si legge nella legge, «di creare nocumento alle persone rappresentate». La donna è stato rinviato a giudizio dal gup Marco Procaccini: deve rispondere di diffamazione, minacce e sostituzione di persona. La vicenda risale alla fine del 2019. I due hanno una relazione sentimentale, ma dopo qualche tempo lui decide di interrompere la storia. Da questo momento in poi, racconta nella denuncia, cominciano le minacce telefoniche e sui social con lei che gli chiede insistentemente di tornare insieme dicendogli che in caso contrario lei «avrebbe potuto fare cose molto brutte». Scatta la denuncia e le indagini e gli investigatori arrivano alla sua ex fidanzata. Alla donna viene contestata anche l’ipotesi di reato prevista dall’articolo 617 del codice, ovvero l’interruzione o l’impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telefoniche. «Per aver attivato in nome per conto della parte offesa», si legge a questo proposito nel capo d’imputazione, «due indirizzi di posta elettronica e un profilo Facebook e dopo la fine della relazione ne cambiava le credenziali d’accesso».
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