Mille in delirio a 670 km da casa

3 Maggio 2015

I tifosi al seguito dominano la scena sugli spalti, poi l’urlo “serie B” e l’invasione di campo

SAVONA. 2 maggio 2015: una data che rimarrà per sempre nella mente dei tifosi del Teramo. In mille, ieri pomeriggio, hanno seguito la squadra nella trasferta più lunga del campionato (673 chilometri) per spingerla verso lo storico traguardo della serie B. Il lungo serpentone a strisce biancorosse, formato da gente di tutte le età e da tante famiglie, si è messo in viaggio da Teramo tra le 4 e le 6 del mattino usando ogni mezzo per arrivare in Liguria. In tanti hanno scelto il pullman (tre quelli organizzati), le auto e i minibus, ma c'è anche chi ha raggiunto Savona con il treno da Roma o Pescara.

Un'ora e mezza prima del fischio d'inizio, tra le vie della città ligure, si respirava già un clima di grande attesa. Qualcuno ne ha approfittato per mangiarsi una porzione di timballo o un piatto di Virtù, rigorosamente portate da casa. Altri, per passare il tempo, sono andati nei bar o si sono concessi una passeggiata nei pressi del porto di Savona. A farla da padrona, però, era la scaramanzia. Nessuno, prima del match, ha osato immaginare il momento della festa. L'attesa, con il passare dei minuti, è diventata snervante. Il presidente Luciano Campitelli camminava nervosamente, a bordo campo, prima di assistere al riscaldamento della squadra. L'angolo dello stadio Bacigalupo riservato ai sostenitori biancorossi si è riempito intorno alle 14.30 dando un bellissimo colpo d'occhio. I cori per incitare i giocatori sono iniziati immediatamente e senza soste. L'esplosione di un paio di grossi petardi all'esterno dell'impianto, nel frattempo, ha catturato l'attenzione dei presenti. Al momento dell'ingresso in campo delle squadre, è cominciata a sventolare una miriade di bandierine biancorosse. Un dirigente del Savona si è avvicinato a Campitelli e gli ha detto: «Complimenti, quest'anno non si era mai vista una cornice di pubblico così nel nostro stadio». Sembrava proprio che la formazione di Vivarini giocasse in casa. E i tifosi del Teramo si sono distinti anche per avere applaudito il minuto di raccoglimento dedicato a Paolo Ceccarelli, ex giocatore delle giovanili del Savona scomparso nei giorni scorsi a causa di un aneurisma.

Con l'inizio della partita tutte le attenzioni si sono spostate sul campo. Il gol di Di Paolantonio, dopo sette minuti, ha fatto esplodere lo spicchio biancorosso dello stadio Bacigalupo e i sostenitori seduti in tribuna. Il grido "Diavolo, forza Diavolo!" si è alzato sempre più forte nel cielo di Savona. La gara è proseguita con la consapevolezza che il traguardo era davvero ad un passo. La rete fallita da Donnarumma, sul finire del primo tempo, ha fatto disperare un po' tutti, ma stavolta non si è mai avuta la sensazione che l'obiettivo potesse sfuggire. E infatti, al 20' della ripresa, Lapadula ha scacciato definitivamente le paure firmando lo 0-2. Il gol della sicurezza. Il gol che voleva dire serie B. Da quel momento in poi è partito il conto alla rovescia verso la fine della partita. I cori di sfottò verso gli ascolani erano ormai la colonna sonora dello stadio. Contenere i tifosi nel loro settore è stato impossibile. La voglia di fare festa era tanta e appena l'arbitro Guccini ha fischiato la fine un'onda biancorossa si è precipitata sul terreno di gioco per denudare e portare in trionfo i propri eroi.

Il Teramo è nella storia. Via a fiumi di spumante e allo sfoggio di magliette celebrative preparate per l'occasione. Su una t-shirt c'è scritto "Che sBallo"; su un'altra "B, un sogno lungo 102 anni. Oggi è realtà". Il presidente Campitelli non sta più nella pelle e abbraccia chiunque gli passi sotto gli occhi. I tifosi corrono sotto la tribuna per inneggiarlo e spingerlo a scendere tra di loro. Il portiere Tonti è tra i più "scalmanati" e si lascia andare ad un'esultanza incontrollata arrampicandosi alla rete. Al rientro negli spogliatoi, ogni giocatore e dirigente viene sottoposto ai gavettoni di rito. Escono, alla spicciolata, gli inzuppati Di Giuseppe, Cimini, Scacchioli e Campitelli. Davanti alle telecamere e ai taccuini i giocatori, capitanati da uno scatenato Bucchi, "torturano" mister Vivarini tra scherzi e sfottò. Fuori dallo stadio, nel frattempo, il serpentone dei tifosi del Teramo è pronto a ripartire con la gioia di avere assistito ad un evento storico. La squadra ha lasciato Savona poco prima delle 19. Ad attenderla, a notte fonda, c'era l'abbraccio dei tifosi rimasti in città. E durante il viaggio di ritorno i giocatori hanno immortalato, con vari selfie, un momento indelebile della loro carriera. Istantanee di un lungo pomeriggio che rimarrà per sempre nella storia del calcio teramano.

Gaetano Lombardino

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