Mobilitazione ambientalista dopo i giorni dell’allarme
TERAMO. A raccontare per sempre quei giorni del maggio 2017 resteranno le immagini dei supermercati presi d’assalto, con la gente pronta a tutto per accaparrarsi bottiglie d’acqua dopo la notizia...
TERAMO. A raccontare per sempre quei giorni del maggio 2017 resteranno le immagini dei supermercati presi d’assalto, con la gente pronta a tutto per accaparrarsi bottiglie d’acqua dopo la notizia della non potabilità di quella dei rubinetti di 32 centri. Un allarme senza precedenti che aveva messo in evidenza ancora una volta la fragilità del sistema idrico Gran Sasso già finito sotto accusa in precedenza, in particolare per la questione dei laboratori di fisica nucleare. A questo proposito va ricordato che l’inchiesta della Procura riunisce anche il fascicolo aperto dopo lo sversamento registrato nel 2016 dal laboratorio di fisica nucleare. Infatti, dopo che ad agosto del 2016 le analisi dell'Arta, avevano rilevato la presenza di diclorometano nell'acqua, in valori inferiori ai limiti di legge per quel che riguarda le acque potabili ma superiori ai limiti per le acque sotterranee, sul tavolo della Procura erano arrivati diversi esposti su cui erano stati avviati delle indagini.
Ma è dopo l’emergenza di maggio 2017, che fece rimbalzare la provincia teramana sulle cronache nazionali, che la mobilitazione sull’acqua diventerà continua con le associazioni ambientaliste in prima fila a chiedere chiarezza e risposte: da ricordare a questo proposito la mega manifestazione del novembre 2017 che portò a Teramo migliaia di persone pronte a chiedere più controlli e più sicurezza.
Intanto nei giorni scorsi negli uffici aquilani della Regione si è svolta l'ultima riunione del tavolo tecnico per l'emergenza idrica che ha visto la presentazione dei progetti dei Laboratori del Gran Sasso e da Strada dei Parchi con le associazioni ambientaliste che hanno parlato di «passa in avanti per la messa in sicurezza dell’acquifero».
Strada Parchi spa, concessionaria della autostrada A24 dove c'è il traforo del Gran Sasso, e l'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), che opera nei laboratori del Gran Sasso, hanno consegnato alla Regione i progetti di messa in sicurezza tesi a garantire la non inferenza tra le attività dei due enti e le falde acquifere del Gran Sasso.
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