Montorio, 49 casette di legno non bastano

Ancora in 750 sono senza casa, il sindaco chiede altri moduli e di utilizzare gli immobili invenduti
MONTORIO. 750 montoriesi festeggeranno il Natale fuori casa. È questa la fotografia attuale di una cittadina che stenta ancora a riprendersi dalle ferite inferte dal terremoto. Sono, infatti, ancora 200 le persone sistemate negli alberghi, di cui 120 lungo la costa, 80 nelle strutture ricettive di Montorio e la restante parte in autonoma sistemazione. Un numero sceso in questi ultimi mesi con la messa in sicurezza di molte delle abitazioni del centro storico del capoluogo e delle frazioni. A gennaio saranno cinque le famiglie che rientreranno nella zona vecchia denominata “Il Colle”, dove sono già cominciati i lavori di abbattimento di un’abitazione gravemente lesionata. Ma c’è ancora tanto da fare. «La ricostruzione stenta a decollare per quanto riguarda le abitazioni che hanno riportato danni leggeri», ha dichiarato il primo cittadino Gianni Di Centa, «il che permetterebbe di rientrare a tante famiglie. Ma ci sono problemi di congruità urbanistica. Ancora poche pratiche escono dall’ufficio speciale per la ricostruzione per via di procedure lunghe e farraginose visto il numero dei documenti da presentare».
E se in molti sperano di rientrare presto nelle proprie abitazioni, tanti attendono con impazienza le casette di legno, la cui realizzazione è in fase avanzata. 44 sono le Sae (soluzioni abitative emergenziali) sorte in via Piane, di fronte al villaggio dei Map realizzato dopo il terremoto dell’Aquila. Sono cinque, invece, quelle in via di costruzione nella frazione di Villa Maggiore, che ad oggi sembrano non soddisfare tutte le richieste. «Per questo abbiamo già fatto richiesta di ulteriori cinque moduli per Villa Maggiore», ha aggiunto il primo cittadino, «e di utilizzare gli immobili invenduti dislocati sul territorio comunale. Ne abbiamo individuati uno in via degli Orti, dieci in via Piane e attendiamo risposta della Regione su due appartamenti vuoti del Comune di edilizia convenzionata e altri otto immobili invenduti in via Settembrini». Ma le richieste potrebbero aumentare per via di alcuni esiti che devono essere ancora validati dall’ufficio speciale per la ricostruzione. E c’è il problema delle inagibilità temporanee (B) «che non possiamo coprire. Per questo», ha concluso Di Centa, «abbiamo proposto di mettere mano alle procedure di congruità urbanistica per accelerare i tempi».
Catia Di Luigi
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