Morta nell’esplosione, assolto l’installatore della bombola

Montorio, la Cassazione annulla la sentenza di condanna a sei mesi perché il fatto non sussiste L’avvocato del commerciante: «Tutto venne fatto nel pieno rispetto delle normative»
MONTORIO. In primo e in secondo grado era stato condannato a sei mesi per l’esplosione di una bombola di gas che aveva provocato la morte di una donna. Ma dopo sette anni la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza d’Appello perchè il fatto non sussiste assolvendo dall’accusa di omicidio colposo Mario Sansonetti, commerciante di Montorio che aveva installato la bombola nella cucina a gas dell’abitazione di Disma Di Luigi, la 53enne morta nell’esplosione avvenuta nell’aprile del 2008. L’uomo era finito a processo con la moglie assolta in primo grado per non aver commesso il fatto.
Nel procedimento davanti alla Suprema Corte il commerciante è stato assistito dagli avvocati Remo Eleuteri e Mario Ranalli. «La Suprema Corte», dice l’avvocato Eleuteri, «ha accolto in toto le istanze dei difensori, tese a dimostrare l'innocenza dell'imputato, annullando senza rinvio la sentenza di condanna di primo grado, emessa dal tribunale di Teramo confermata in fase di appello dalla Corte dell’Aquila ritenendo che l'imputato avesse compiuto esattamente e ad opera d'arte, secondo le regole indicate tra l'altro nelle normative che regolano il settore, la sostituzione della bombola del gas. La giustizia in Italia a volte è lenta , ma in questo caso si è dimostrata esistente, salvando l'imputato da un'ingiusta condanna penale e soprattutto da quella civile che nel caso di specie sarebbe stata molto pesante. Il commerciante e la moglie sono stati citati a giudizio in sede civile dai familiari della vittima che hanno chiesto un risarcimento di due milioni e mezzo di euro. Su richiesta di questa difesa la procedura è stata sospesa all'esito del giudizio penale e quindi risulta ancora pendente». Secondo l’avvocato, in questi anni, la famiglia Sansonetti «ha vissuto un incubo che ha causato seri danni morali, fisici ed economici ai suoi componenti».
I due coniugi erano finiti a processo con un’imputazione coatta decisa dall’allora gip Marina Tommolini che aveva respinto la richiesta di archiviazione presentata dal pm Serena Bizzarri. «Circa l'installazione della bombola, parimenti non si ravvisano irregolarità o motivi di censura nelle relative operazioni: non sono emersi errori o irregolarità nel montaggio», aveva scritto il pm nella richiesta d’archiviazione, «e nessuna norma impone al mero installatore la verifica della compatibilità dell'ambiente circostante con l'utilizzo dell'impianto: peraltro tale valutazione, che rimanda ad altro tipo di competenze non appare concretamente esigibile da parte dell'installatore».
Secondo i giudici di primo e secondo grado, invece, il commerciante non aveva preliminarmente verificato che nella cucina dell’abitazione non c’era un foro di aerazione.(d.p.)
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