Morte sospetta di un teramano a Bali I familiari sono bloccati in Indonesia

2 Aprile 2020

TERAMO. Da una quarantina di giorni sono bloccati a Bali, senza passaporti e con il visto scaduto, chiusi in casa in autoisolamento dopo la morte del congiunto Diego D'Ignazio, 74enne biologo in...

TERAMO. Da una quarantina di giorni sono bloccati a Bali, senza passaporti e con il visto scaduto, chiusi in casa in autoisolamento dopo la morte del congiunto Diego D'Ignazio, 74enne biologo in pensione, stroncato da un edema polmonare e a cui, nonostante l'emergenza coronavirus, non è stato fatto alcun tampone. A raccontare la difficile situazione che sta vivendo insieme alla compagna Carlotta, con cui gestisce il rifugio Duca degli Abruzzi a Campo Imperatore, e alla madre Paola, è il 41enne teramano Luigi D'Ignazio, che dopo aver tentato invano di contattare ambasciata e Farnesina si è rivolto all'avvocato Luca Quartapelle per avere assistenza. A metà febbraio i genitori erano volati in Indonesia, sull'isola di Rote, per andare a trovare il figlio Massimo, che ha un'attività nel paese asiatico. Ma qui il padre si è sentito male ed è morto. Appena saputo della tragedia Luigi, che si trovava in Thailandia insieme alla compagna, ha raggiunto la famiglia a Bali, restando bloccato lì. «Dopo qualche giorno che erano arrivati a Bali mio padre ha iniziato a sentirsi male, ad avere la tosse», racconta Luigi, «lo hanno portato in ospedale dove è morto per un edema polmonare. Nonostante la richiesta di effettuargli un tampone non gli è stato fatto». Dopo la morte dell'uomo, che è stato cremato, tutta la famiglia ha iniziato a stare male. «Anche noi abbiamo avuto qualche decimo di febbre e tosse», continua, «adesso sono passati diversi giorni e stiamo bene, però siamo bloccati qui».
In realtà sarebbero dovuti ripartire il 12 marzo, ma sono rimasti bloccati per una serie di problemi burocratici. «Il 9 marzo siamo venuti a Bali perché le autorità dovevano sigillare l'urna e preparare i documenti per il trasporto», aggiunge Luigi, «ma i documenti sono arrivati sono il 13. Il nuovo volo è stato poi cancellato e noi siamo rimasti bloccati». Nel frattempo, infatti, sono stati sequestrati i passaporti e gli è scaduto il visto. «Siamo in una casa in affitto, in autoisolamento, perché qui si sentono voci di morti in giro», conclude Luigi, «abbiamo provato a contattare per giorni l'ambasciata e la Farnesina senza riuscirci e così ci siamo rivolti a un legale per avere assistenza». L’avvocato Quartapelle dice: «Ho scritto alla Farnesina e contattato l'ambasciata sia per la proroga del visto sia per ottenere un volo per rimpatriare i miei assistiti. Al momento infatti i voli di linea sono bloccati e non ci sono possibilità di rientrare in Italia. La maggior parte delle ambasciate europee sta rimpatriando i propri concittadini con voli di emergenza».
Alessia Marconi
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