Morto in galleria: nessun responsabile per l’incidente

Il motociclista era finito contro un bus per l’asfalto bagnato Assolti l’autista del mezzo e un funzionario dell’Anas
TERAMO. La Costituzione cala nella giustizia valori che uno Stato di diritto non dovrebbe mai perdere di vista. A cominciare dai tempi dei processi che non sono mai quelli della vita reale. Sia per le vittime sia per gli imputati. Dopo quasi dieci anni dai fatti (agosto 2014), otto dal rinvio a giudizio e un processo passato da un giudice all’altro, una sentenza di primo grado stabilisce che non ci sono responsabili per la morte di Matteo Ceci, il 34enne di Crognaleto che in sella alla sua moto si schiantò contro un autobus nella galleria di Piaganini sulla statale 80.
Il giudice monocratico Roberto Veneziano, a cui il dibattimento è arrivato nella fase conclusiva, ha assolto i due imputati accusati di omicidio colposo con la formula del fatto non sussiste. Lo ha fatto dopo aver revocato la perizia tecnica disposta dal precedente magistrato e non prima, in apertura di udienza, di aver rimarcato i tempi lunghi che hanno scandito il procedimento. Perché i giudici si trovano davanti persone in carne e ossa, non gli stereotipi con cui ragiona la politica. E ci sono magistrati che sanno essere l’espressione più autentica di quello Stato di diritto in cui la giustizia inizia proprio dal rispetto dei tempi.
Per quell’incidente erano finiti a processo Lucio Palmieri, conducente dell’autobus, Marcello Lupisella, nella sua veste di capo nucleo dell’Anas (l’uomo è deceduto qualche mese fa) e Pasquale di Giambattista, all’epoca dei fatti responsabile della manutenzione ordinaria sui tronchi stradali gestiti dal compartimento Anas Abruzzo. Quest’ultimo, entrato nel procedimento in un secondo momento, è a giudizio in un altro processo la cui sentenza è prevista per il mese di maggio. Secondo la ricostruzione fatta all’epoca il centauro, che viaggiava con un amico rimasto ferito, quel giorno avrebbe perso il controllo del mezzo a causa dell’asfalto bagnato (nel tunnel i due si erano lasciati alle spalle un violento acquazzone sulla statale 80). E proprio da quell’acqua presente sull’asfalto erano nate le accuse contestate dalla Procura che nel capo d’imputazione, in riferimento ai funzionari Anas, aveva scritto: «non avrebbero rilevato e segnalato per via gerarchica il pericolo rappresentato dal ristagno di acqua nel predetto tratto di strada e, comunque, nel non adoperarsi affinchè fossero effettuati da un lato interventi manutentivi atti ad eliminare o quantomeno ridurre le infiltrazioni d'acqua provenienti dalla struttura della galleria e dall'altro interventi di rinforzo dell'impianto di illuminazione in corrispondenza della zona di entrata». Così commenta l’avvocato Tommaso Navarra, difensore di Lupisella e Di Giambattista; «Il fatto non sussiste in quanto mancante alla radice la posizione di garanzia del funzionario Anas e risultando dall’istruttoria evidente l’assenza di ogni nesso di causa tra le azioni amministrative e la morte del ragazzo. Il riconoscimento pieno della non responsabilità del funzionario, anche se nel corso del giudizio deceduto, rende giustizia alla piena correttezza del suo operato». Il conducente del bus era difeso dall’avvocato Cataldo Mariano. La Pubblica accusa (rappresentata dal vpo Stefania Mangia) aveva chiesto una condanna a 2 anni ciascuno.
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