Morto in ospedale dopo un esame Il figlio: «Vogliamo sapere perché»

15 Gennaio 2023

Il 68enne Carlo Auricchiella è deceduto per un attacco di cuore insorto dopo una colonscopia «Nessuno potrà ridarci mio padre, ma sono passati sette mesi e non abbiamo ancora risposte»

TERAMO. I tempi dei procedimenti penali non sono mai quelli della vita reale. Scanditi da mutamenti normativi, notifiche e proroghe si srotolano in meccanismi giuridici sempre più difficili da decifrare da chi da un momento all’altro ne resta imbrigliato.
Come i familiari di coloro che non ci sono più, compressi tra assenze che con il tempo possono solo diventare più dolorose e lunghe attese. Francesco Auricchiella, noto chef teramano con un ristorante a Roseto, è l’unico figlio di Carlo, 68 anni, conosciuto amministratore di condominio, deceduto a maggio dell’anno scorso all’ospedale di Teramo a causa di un attacco cardiocircolatorio insorto dopo aver fatto l’esame della colonscopia. Sul caso è in corso un’inchiesta della Procura e ci sono due medici indagati per omicidio colposo. «Sono passati sette mesi e noi familiari non sappiamo ancora perché mio padre non c’è più», dice Francesco.
Un dolore straziato e riservato, nessuna invettiva, il più totale rispetto per il lavoro di chi indaga, ma anche la necessità di poter avere delle risposte. «Mio padre era una persona che faceva molti controlli medici», aggiunge Francesco, «conosceva il valore della prevenzione e quindi si controllava. Poi soffriva di diverticoli e quindi faceva spesso l’esame della colonscopia. L’aveva già fatta tante altre volte. Io e mia madre sappiamo solo che quella mattina è uscito di casa e non più tornato».
L’inchiesta, aperta dalla Procura dopo l’esposto presentato dai familiari, ha visto come primo atto l’acquisizione delle cartelle cliniche e l’autopsia affidata al medico legale Raffaele Giorgetti e all’anestesista Antonio Barboni di Ancona. Esame fondamentale per capire se ci sia un collegamento di causa effetto tra l’esame e il successivo attacco cardiocircolatorio o sei i due eventi non siano collegati. Per ora nel fascicolo degli indagati ci sono due medici accusati di omicidio colposo: per loro è stato un atto dovuto da parte dell’autorità giudiziaria in presenza di un esame irripetibile come quello dell'autopsia, un atto necessario per consentire a tutti di nominare dei propri consulenti per partecipare all'esame autoptico.
Esame a cui ha partecipato anche il consulente nominato dalla famiglia. «Il nostro consulente ci ha detto che l’attacco non è dipeso dal pacemaker che mio padre aveva», conclude Auricchiella, «noi familiari abbiamo grande rispetto per il lavoro di chi indaga, ma chiediamo di conoscere il perché della morte del nostro congiunto».
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