Morto nello schianto in galleria: arriva una nuova assoluzione

2 Luglio 2023

Giovane motociclista di Crognaleto 9 anni fa era finito contro un autobus a causa dell’asfalto bagnato Scagionato il dirigente Anas Di Giambattista, a marzo erano stati prosciolti l’autista e un altro tecnico

TERAMO. Dopo quasi dieci anni dai fatti (agosto 2014), otto dal rinvio a giudizio e due processi passati da un giudice all’altro, una nuova sentenza di primo grado stabilisce che non ci sono responsabili per la morte di Matteo Ceci, il 34enne di Crognaleto che in sella alla sua moto si schiantò contro un autobus nella galleria di Piaganini sulla statale 80.
Il giudice monocratico Francesco Ferretti ha assolto perché il fatto non sussiste Pasquale Di Giambattista, all’epoca dei fatti direttore di centro e responsabile della manutenzione ordinaria sui tronchi stradali gestiti dal compartimento Anas Abruzzo. Era accusato di omicidio colposo e, così indicava il capo d’imputazione, «per l’omessa adozione, a seguito delle segnalazioni inerenti il pericolo per la circolazione costituito dal ristagno d’acqua all’interno della galleria di Piaganini, dei provvedimenti di competenza atti ad eliminare o ridurre le infiltrazioni d’acqua provenienti dalla struttura della galleria». Il pm d’udienza (Sara Di Gesualdo) aveva chiesto una condanna a un anno e 6 mesi. I familiari si erano costituiti parte civile rappresentati dagli avvocati Riccardina Leonetti e Claudia Di Bonaventura. L’imputato era difeso dall’avvocato Tommaso Navarra. Per quell’incidente, insieme a Di Giambattista, erano finiti a processo anche Lucio Palmieri, conducente dell’autobus, e Marcello Lupisella, nella sua veste di capo nucleo dell’Anas (l’uomo è deceduto qualche mese fa) entrambi assolti a marzo al termine di un altro processo con la formula del fatto non sussiste.
Secondo la ricostruzione fatta all’epoca il centauro, che viaggiava con un amico rimasto ferito, quel giorno avrebbe perso il controllo del mezzo a causa dell’asfalto bagnato (nel tunnel i due si erano lasciati alle spalle un violento acquazzone sulla statale 80). E proprio da quell’acqua presente sull’asfalto erano nate le accuse contestate dalla Procura che nel capo d’imputazione, in riferimento ai funzionari Anas, aveva scritto: «non avrebbero rilevato e segnalato per via gerarchica il pericolo rappresentato dal ristagno di acqua nel predetto tratto di strada e, comunque, nel non adoperarsi affinchè fossero effettuati da un lato interventi manutentivi atti ad eliminare o quantomeno ridurre le infiltrazioni d'acqua provenienti dalla struttura della galleria e dall'altro interventi di rinforzo dell'impianto di illuminazione in corrispondenza della zona di entrata». Le motivazioni della sentenza sono attese tra novanta giorni.(d.p.)
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