Mosciano, demolita la prima villa per la frana di contrada Marina

23 Luglio 2018

Anche le altre abitazioni coinvolte seguiranno la stessa sorte e il costo è tutto a carico dei proprietari Il comitato dei residenti: «Siamo più penalizzati dei terremotati, dobbiamo pagare anche l’Iva»

MOSCIANO. È stata rasa al suolo, letteralmente sbriciolata, la prima villetta di un gruppo di costruzioni dichiarate inagibili a causa di un lento ma inarrestabile movimento franoso del terreno su cui poggiano i fabbricati in contrada Marina di Mosciano Sant’Angelo.
«Fuori uno», ha commentato sarcasticamente qualcuno tra la tristezza, il dolore ed affetti perduti di chi alcuni anni fa, tra tanti sacrifici, aveva realizzato quegli edifici residenziali. Vanna Vanni, portavoce del costituito comitato di via Pescara, così commenta l’episodio della prima demolizione: «È iniziata così, con un mezzo meccanico che con ganasce ingoia, dilania, fa letteralmente a pezzi una villetta, una parte dopo l’altra, lasciando scorgere per brevi attimi brandelli di vita quotidiana. Una cucina, una parete con un camino, i risparmi di una vita intera. Al termine dell’operazione di abbattimento è rimasto solo un cumulo di macerie ed un assordante silenzio. Quanta malinconia».
Dopo poco più di quattro anni è iniziato così il “tabula rasa” di un gruppo di case dichiarate non più abitabili a causa del vistoso scivolamento verso il basso dell’area su cui furono realizzate. La beffa delle beffe è data dal fatto che la maggior parte delle spese, al netto di un modestissimo contributo statale, è a carico dei proprietari delle abitazioni. La demolizione si è resa indispensabile per poter accedere all’aiuto pubblico nella misura dell’80% per l’acquisto di un appartamento in uno dei comuni confinanti, ma non limitrofo. Sulla demolizione nessuna agevolazione: i proprietari dovranno sborsare oltre ai costi reali anche il 22% di Iva. Il commento del comitato: «Gli eventi calamitosi in Italia non sono trattati in maniera uniforme. I doveri imposti a chi è stato colpito da una frana non sono validi per i terremotati. Per legge vengono create diverse categorie di cittadini». Al riguardo la portavoce Vanni ricorda l’articolo 3 della Costituzione con cui viene sancito il principio della pari dignità sociale e della uguaglianza davanti alla legge. Sulla complicata e per certi versi singolare vicenda di via Pescara di contrada Marina interviene la consigliera comunale di Mosciano Nostra Maria Cristina Cianella: «Il paradosso di quello che sta accadendo è che quei fabbricati non sono abusivi, ma regolarmente realizzati. Il Comune di Mosciano all’epoca, su richiesta degli interessati, ha rilasciato regolari titoli edilizi per consentire la nascita di quel nucleo residenziale, ma anche insediamenti commerciali tra cui un hotel che rischia anch’esso l’abbattimento. Dicono, come alibi, che all’epoca non fossero necessarie indagini idrogeologiche. Rimane comunque una responsabilità politica legata alla lottizzazione di una collina in movimento. Il colore politico di quelli di allora è uguale a quelli di oggi. Dunque nulla è cambiato. I responsabili fanno finta di non capire il dramma generato e rimane solo la solitudine delle famiglie coinvolte, oltre alla profonda tristezza».
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