Muore dopo l’operazione a Sant'Omero, il gip ordina nuove indagini

La procura chiede l’archiviazione per i tre medici indagati ma la famiglia si oppone. Il gip accoglie la loro richiesta: si riapre il caso del pensionato deceduto dopo l’intervento all’intestino
SANT’OMERO. La procura chiede l’archiviazione per i tre medici indagati, ma il gip ordina nuove indagini per fare chiarezza sulla morte di Lando Izzotti, pensionato teramano di 68 anni che nel 2015 morì all’ospedale di Sant’Omero dopo essere stato sottoposto ad un intervento per una occlusione intestinale. Il gip Domenico Canosa ha accolto la richiesta di opposizione all’archiviazione presentata dai familiari dell’uomo rappresentati dall’avvocato Gianni Falconi. I medici sono indagati per omicidio colposo.
Canosa ha indicato in due mesi il termine per fare nuovi accertamenti. «Allo stato», scrive il gip nell’ordinanza di indicazione di nuove indagini al pm, «non può formularsi un giudizio di infondatezza della notizia di reato. Si impone il compimento di un approfondimento medico-legale tenuto conto di tutti gli elementi, documentali e non, dallo stesso visionati ed acquisiti». Il gip chiede alla procura di fare nuove indagini per individuare l’esatta causa della morte.E non solo. Il gip chiede di arrivare «all’individuazione, tenuto conto di quanto riscontrato in occasione dei diversi accessi in ospedale, del momento nel quale, anche avuto riguardo alla sua situazione generale (con riferimento alle patologie pregresse di cui questi era portatore ed alla classe di rischio anestesiologico che gli era stata attribuita) Izzotti avrebbe dovuto essere sottoposto ad intervento chirurgico, avendo cura di specificare, in caso di ritardo, se la tempestiva effettuazione del medesimo, che si stabilirà temporalmente, avrebbe avuto, con elevato grado di probabilità razionale, efficacia impeditiva della morte».
L’avvocato Falconi, nella sua opposizione alla richiesta di archiviazione fatta dalla procura (il pm titolare del fascicolo è Bruno Auriemma), ha chiesto anche di fare chiarezza su un eventuale ritardo e nesso di causalità tra i distinti accessi al pronto soccorso e l’intervento chirurgico e sul ricovero nel reparto di chirurgia dopo l’intervento in considerazione del quadro clinico del paziente. A questo proposito il gip scrive nella richiesta di nuove indagini: «all’incidenza o meno, in genere e nel caso di specie, del quadro grave clinico del quale era affetto ab origine, in ordine alla scelta di ricoverare il paziente, dopo il compimento dell’intervento chirurgico, presso il reparto di rianimazione e, in caso positivo, alla specificazione se tale eventuale asserita omissione abbia contribuito alla verificazione delle complicazioni poi concausa del decesso con elevato grado di probabilità razionale, tenuto conto del tipo di monitoraggio ivi (presso il reparto di rianimazione) effettuato».(d.p.)
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