Naiadi chiuse, ma i lavoratori non mollano

Va avanti il presidio davanti all’impianto sportivo, in attesa della manifestazione di lunedì alla Regione
PESCARA. Continua senza sosta, come ampiamente annunciato in occasione della riunione sindacale di lunedì scorso, il presidio dei lavoratori delle Naiadi fuori dalla struttura, chiusa da Pasqua. Anche questa mattina ssaranno lì davanti, con tavoli, sedie e striscioni, per continuare a urlare tutta la loro rabbia per una situazione inaccettabile. Dopo la notizia del fallimento della Progetto Sport, la società che gestiva l’impianto, ora i dipendenti del complesso di via Livenza vogliono risposte certe sul futuro della struttura e del loro posto di lavoro. Per questo prosegue a tambur battente l’organizzazione della manifestazione di protesta prevista per lunedì, dalle 15 alle 18, sotto il palazzo della Regione in via Passolanciano. Una manifestazione trasversale, come ha sottolineato più volte in settimana Guido Cupido della Slc Cgil Pescara: «Come prima cosa vogliamo che la questione Naiadi esca fuori e venga portata a conoscenza di tutti», dice il sindacalista che da mesi assiste i dipendenti. «I lavoratori hanno fatto sforzi enormi, lavorando giorno e notte senza ricevere lo stipendio per mesi. La struttura è chiusa non per colpa loro, ma per responsabilità altrui. Questo concetto non ci stancheremo mai di ripeterlo». Quindi prosegue: «Ognuno sta facendo la sua parte, per divulgare il messaggio anche attraverso i social network, che in questi casi aiutano molto. L’obiettivo è quello di portare più persone possibile al presidio di lunedì pomeriggio. Un presidio pacifico, ci tengo a sottolinearlo, fatto di persone che vogliono delle risposte. Ci saranno i lavoratori che non ricevono la paga, così come gli utenti che invece hanno sborsato fior di quattrini per sottoscrivere abbonamenti divenuti inutilizzabili. Intendiamo portare, all’incontro con i responsabili, almeno un paio di rappresentati di ogni categoria. L’obiettivo di chi manifesta è quello di poter tornare a utilizzare la struttura nel più breve tempo possibile. Ora che non c’è più l’ostacolo del ricorso al mini bando, riteniamo che si possano aprire delle possibilità che prima non c’erano e che vanno sfruttate. Fino a questo momento con i dipendenti delle Naiadi è sempre stata scelta la via diplomatica, per tendere una mano al gestore. Ma gli accordi fatti sono stati disattesi e le promesse tradite. È arrivato il momento di voltare pagina».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

