Negata la residenza a una coppia La casa non è grande abbastanza

Atri, hanno tre figli ma l’alloggio Ater non può ospitarli tutti perché mancano tre metri quadrati I coniugi: «Siamo andati a parlare con il sindaco e l’assistente sociale, è una situazione assurda»
ATRI. Tre metri quadri impediscono a J. e M. , da poco sposati e con tre figli, di vivere serenamente la propria vita. Proprio quei tre metri quadri, infatti, impediscono a J. A. di ottenere la residenza nell’abitazione Ater di cui è intestataria la moglie e questo perché, secondo gli standard abitativi stabiliti dall’attuale normativa regionale, l’alloggio può ospitare, in base alla grandezza, un nucleo familiare di massimo quattro persone. Tanto che di fatto, ad oggi, la famiglia non potrebbe nemmeno vivere al completo sotto lo stesso tetto. Una situazione kafkiana, seppur legata al rispetto della normativa sugli alloggi popolari, che la coppia non sa come affrontare. Anche perché attualmente entrambi i coniugi sarebbero disoccupati e di conseguenza non potrebbero affrontare, se non tra mille difficoltà, la spesa di un’abitazione in affitto che non sia a canone concordato.
A raccontare la difficile situazione nella quale si è trovata la coppia è proprio J., che chiede ad Ater e Comune di trovare una soluzione. «La mia famiglia è composta da me, mia moglie e i nostri tre figli», ci racconta il signore, «Prima non eravamo sposati e quindi non potevo chiedere di avere la residenza insieme. Io e mia moglie ci siamo poi sposati il 19 gennaio di quest’anno e dopo il matrimonio abbiamo inoltrato all’Ater la richiesta di integrazione del nucleo familiare residente nell’alloggio, ma la richiesta non è stata accolta in quanto la nostra abitazione sarebbe di tre metri quadri più piccola rispetto agli standard previsti per ospitare la quinta persona. Una situazione davvero ridicola».
A quel punto la coppia ha deciso di rivolgersi al Comune per chiedere aiuto. «Siamo stati a parlare col sindaco e l’assistente sociale», racconta ancora J., «e mi hanno proposto di chiedere la residenza comunale. Ma è veramente una situazione assurda, non sono mica un senza tetto». Di fatto in questo momento l’uomo è impossibilitato a ottenere la residenza nella stessa abitazione della sua famiglia. «Lo Stato», conclude J., «a questo punto dovrebbe spiegarmi come mai per quanto riguarda il reddito faccio parte del mio nucleo familiare, mentre per la residenza no». Le richieste e le esigenze della coppia, in realtà, si scontrano con quella che è la normativa regionale legata alle case popolari, una normativa sempre più stringente in termini di requisiti sia per quanto riguarda le assegnazioni che l’eventuale subentro di un ulteriore componente del nucleo familiare. «A stabilire gli standard abitativi è la legge regionale», spiega il commissario Ater Nicola Salini, «quello che le famiglie possono fare in casi è fare richiesta di cambio di alloggio attraverso il bando per la mobilità, sempre che ci siano altre abitazioni disponibili nel comune di riferimento e che vengano confermati i requisiti».
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