Negli appelli dei tre candidati stoccate al veleno agli avversari

Antonetti: «Mandiamo a casa chi non ha fatto nulla». Marroni: «Con noi proposte subito attuabili» D’Alberto: «Dietro una candidatura civica ci sono gli stessi potentati che hanno fatto fallire la città»
TERAMO. I comizi in piazza Martiri della Libertà hanno fatto calare il sipario sulla campagna elettorale per le comunali. Ad aprire le danze è stato il candidato sindaco Carlo Antonetti, sostenuto da liste civiche e dal centrodestra. È salito sul palco alle 19.30 aprendo il suo intervento con un «mandiamoli a casa», raccogliendo gli applausi della piazza per poi ringraziare i 15 cittadini che hanno dato il via alla sua avventura politica firmando un appello civico per invitarlo a scendere in campo. Un invito raccolto che «mi ha portato ad affrontare questa scalata e ora siamo arrivati all'ultimo chilometro», ha detto Antonetti. L'ex presidente del Teramo basket ha più volte usato il linguaggio e i valori sportivi: «Noi giochiamo per vincere, basta giocare per perdere o pareggiare», ha detto passando poi ad elencare le criticità della città e il “non fatto” dell'amministrazione D'Alberto, citando la ricostruzione ma anche la centrale Enel della Cona. «In questa campagna elettorale ho incontrato tanti cittadini e nessuno mi ha chiesto grandi opere, aeroporti o simili. Mi chiedono asfalti, spazi verdi, luoghi di aggregazione, parcheggi: mi si chiede l'ordinario», ha aggiunto, chiedendo infine di essere votato perché «tra cinque anni sarò il sindaco che dirà non cosa farà, ma cosa ho fatto».
Un'ora dopo è stata la volta della civica Maria Cristina Marroni: a presentarla è stato uno dei promotori della sua candidatura, Alfonso Di Sabatino Martina, seguito dai consiglieri comunali ricandidati Giovanni Luzii e Osvaldo Di Teodoro. La candidata ha puntato il dito contro lo stallo e dagli sbagli dell'amministrazione uscente a partire dalla ricostruzione, dal sistema dei parcheggi, dai siti culturali chiusi. Ha poi elencato le proposte «subito attuabili» inserite nel programma ribadendo con forza la sua posizione da sempre ferma sull'ospedale Mazzini che non va spostato da Villa Mosca. «Non credete a chi vi dice che i giochi sono fatti. Fino ad oggi ci sono stati i gatti, ora è arrivata una pantera. Dateci fiducia», ha concluso.
A chiudere è stato Gianguido D'Alberto sostenuto da Pd, 5 Stelle e civiche, che ha giocato la carta delle emozioni: «Diamo continuità all'emozione iniziata cinque anni fa. La stessa che stasera si percepisce in questa piazza», ha esordito, sottolineando la volontà di portare avanti i progetti avviati e programmati, picchiando duro contro «chi ha fatto questa campagna elettorale dipingendo Teramo come spenta, rassegnata: è una narrazione ridicola, falsa e offensiva non tanto verso di me, ma verso la nostra città, che non lo merita». D'Alberto ha messo in fila i risultati raggiunti «nonostante il Covid», dal castello Della Monica al parco fluviale, dalla Team agli eventi culturali, dagli investimenti del Pnrr alle agevolazioni per gli asili. «Questa destra considera Teramo come periferia di Abruzzo, e ha ripiegato su una candidatura civica dietro la quale ci sono sempre stessi potentati che hanno condannato questa città al fallimento», ha aggiunto, chiedendo fiducia ai cittadini perché «ora Teramo può».
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