«Nessun allarme ma ora va reso più sicuro l’Infn»

4 Aprile 2017

Il presidente del Ruzzo Forlini: la contaminazione di agosto era sotto i limiti La Regione oggi destinerà risorse «per evitare il ripetersi di simili incidenti»

TERAMO. Il Ruzzo risponde a Le Iene. Il presidente Antonio Forlini, insieme ai consiglieri Alessia Cognitti e Alfredo Grotta, fa il punto dopo l’allarme generato dal servizio andato in onda su Italia 1 sul presunto inquinamento dell’acqua causato dall’Istituto di finisca nucleare.

Presunto, anzi inesistente, secondo Forlini in quale torna a spiegare che «le analisi effettuate dall’Arta il 30 agosto nel pozzetto dell’Infn hanno rilevato il superamento del parametro relativo al diclorometano con un valore pari a 0,335 microgrammi/litro. L’Istituto superiore di sanità consiglia un limite di 0,15, ma l’Organizzazione mondiale di sanità raccomanda un limite di 20 microgrammi/litro cioè 60 volte superiore a quanto riscontrato. E visto che la captazione delle acque provenienti dal pozzetto rappresenta solo una minima parte del totale, le analisi effettuate dall’Arta lo stesso giorno hanno rilevato, nel punto di uscita della conduttura del Gran Sasso, un valore di 0,042 microgrammi/litro, cioè tre volte inferiore rispetto a quello consigliato dall’Istituto superiore di sanità».

Il resto è storia, ripercorsa più volte. Una svista nell’Infn per una cappa con i filtri ormai esausti la probabile causa della perdita della sostanza per pulire i vetrini, che dopo l’incidente vengono puliti all’esterno dell’istituto. Ma in generale Forlini sollecita l’adozione di una serie di misure di sicurezza per rendere l’acqua ancora più sicura. E non solo quella bevuta dai teramani perchè – sottolinea – anche l’acquedotto aquilano capta 100 litri al secondo dal Gran Sasso. E annuncia quanto anticipatogli dal vicepresidente della Regione Giovanni Lolli: oggi la giunta adotterà delle disposizioni individuando «percorsi e risorse perchè episodi del genere, seppur banali, non debbano più ripetersi». «La Regione si deve attivare perchè vengano ultimate le opere di messa in sicurezza: noi all’acqua del Gran Sasso non ci possiamo rinunciare», precisa Forlini, «anche perchè sostituirla con l’acqua derivante dal potabilizzatore significa averla di minore qualità e a un maggior costo. D’altronde non possiamo bloccare il traffico sull’A24 o a chiudere il laboratorio: quindi bisogna trovare il modo per far convivere queste tre attività. E’ possibile con interventi strutturali e l’utilizzo di tecnologie migliori rispetto al passato per aumentare il livello di sicurezza».

Un cenno anche all’accusa, arrivata dalle Iene – e non solo – di non aver informato tempestivamente la popolazione dell’incidente. «Io ho puntualmente applicato la legge: non ho ritenuto di avvisare la cittadinanza perchè non c’era una “minaccia imminente per la salute umana e per l’ambiente”, come prevede la norma».

L’ufficio legale del Ruyzzo sta valutando azioni nei confronti delle Iene così come la richiesta, già annunciata da tempo, di danni nei confronti dell’Infn per le spese del funzionamento del potabilizzatore per i mesi in cui non è stata captata l’acqua del Gran Sasso e per le analisi in più. Forlini peraltro preferisce non esprimersi sulle frasi pronunciate dal direttore dell’Infn nel servizio delle Iene: «Immagino che la sua intervista sia stata montata e rimontata, come per la mia».

Intanto il Partito Comunista Italiano e di Sinistra Italiana denunciano inefficienze nel sistema di controllo della Asl e del Ruzzo e criticano Forlini per la mancata informazione ai cittadini: «per questa inaccettabile e irresponsabile gestione chiediamo le immediate dimissioni del presidente Forlini, ed esigiamo una profonda riflessione e un ripensamento generale che siano compatibili con i diritti sociali sanciti dalla Costituzione». (a.f.)

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