Niente lavori per la frana, a Paduli sciopero della fame

11 Gennaio 2017

Campli, l’intera frazione protesta per il mancato avvio delle opere di consolidamento dopo ben due anni

CAMPLI. Da metà gennaio, se non vedranno qualche segnale, tutto il paese farà lo sciopero della fame. La protesta è di tutta Paduli, frazione di Campli. Un paese che dal febbraio 2015 sta franando senza che qualcuno muova un dito. E che la frana ci sia è sotto gli occhi di tutti. Tant’è che cinque case, più la chiesa, sono anche state sgomberate.

«Nel marzo 2015 nel comune di Campli avvennero due movimenti franosi, per neve e pioggia», raccontano al comitato di Paduli, «noi segnalammo subito la cosa al Comune. Nel paese accanto al nostro, a Pastinella, sono intervenuti subito con la canalizzazione delle acque. Da noi no. Dopo diversi solleciti al Comune, è stato mandato a Paduli un geologo, ma poi non gli è stato dato l'incarico. C'è stato un balletto di quattro geologi. Alla fine ci siamo rivolti a un legale, il quale ha fatto una diffida il 18 ottobre 2015». E finalmente il Comune dà l’incarico a un geologo e a un ingegnere. Il paese tira un sospiro di sollievo quando la Regione assegna un finanziamento di 980mila euro destinato all'emergenza Paduli-Pastinella. «Ma il Comune svia tutta la somma su Pastinella, a Paduli non arriva neppure un euro», incalzano gli abitanti, «la situazione della frana, senza alcun intervento, si aggrava sempre di più e si procede ai primi sgomberi: il 20 maggio 2016 cinque famiglie vengono mandate via e più la chiesa viene dichiarata inagibile».

Tutto il paese si mobilita, il pressing sul Comune si fa più stretto e alla fine alcuni tecnici vanno a fare dei sondaggi, mettendo tre inclinometri e tre piziometri, per la misurazione delle acque. «Ma hanno fatto solo tre letture e dopo l'evacuazione nessuno li ha controllati più», osservano al paese.

Segue un incontro in Regione, con il sottosegretario Mario Mazzocca a cui partecipano alcuni sgomberati, il sindaco, l’ingegnere del Comune: «Dopo aver saputo dello spostamento dei soldi, sono stati dati a Paduli 400mila euro. Più la garanzia che il ribasso per la gara d'appalto di Pastinella, pari a circa 200mila euro, sarebbe stato utilizzato per Paduli. Ma non è accaduto nulla», aggiungono al comitato, «ad agosto scorso c’è stato un altro incontro in Regione, che ha chiesto al Comune di avere il progetto esecutivo, per dare i pareri di propria competenza. Ma pare che non ci sia traccia del progetto. Finora le condizioni meteorologiche sono stati favorevoli, ma dopo questa nevicata si prevedono altre frane: il terreno è zuppo d’acqua. Ci chiediamo perchè non è stata fatta la canalizzazione delle acque quando la relazione del geologo diceva che era necessaria?Dal satellite si vede l’ampio fronte del movimento franoso, forse più grande di quella di Ripe, è in pericolo tutto il paese. In totale sono una trentina di famiglie in pericolo. Ma dei lavori, ormai a quasi due anni dall’inizio dell’emergenza, neppure l’ombra». Il comitato ha scritto al governo, all’Autorità anticorruzione, alla Corte dei conti. Ha fatto anche un esposto alla procura di Teramo.

«Bastava fare un canale di 100 metri e riaprire il canale che si era chiuso, ora c'è uno sperpero di denaro pubblico, con una frana immensa», concludono amareggiati a Paduli, «ora iniziamo lo sciopero della fame: tutto l'investimento di una vita, nelle proprie case, lo stiamo perdendo. Cerchiamo di salvare il salvabile». (a.f.)

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