Niente più acqua potabile per gli scarichi dei water

14 Aprile 2016

TERAMO. È' bastata una semplice correzione ai moduli burocratici per mettersi in regola con la legge e ottenere il risparmio di 60 litri di acqua al giorno (pari al 35% del fabbisogno pro capite...

TERAMO. È' bastata una semplice correzione ai moduli burocratici per mettersi in regola con la legge e ottenere il risparmio di 60 litri di acqua al giorno (pari al 35% del fabbisogno pro capite quotidiano): il Comune di Teramo ha stabilito infatti che nelle nuove costruzioni non si potrà più utilizzare l’acqua potabile per tirare lo sciacquone dei water, ma sarà obbligatorio riciclare gli scarichi dei sanitari, attraverso un impianto che rimette in circolo l’acqua dopo averla depurata. Un’innovazione frutto di una battaglia quasi decennale portata avanti dall’associazione Arco consumatori. «Non si tratta solo di risparmio idrico o di gesto di civiltà, ma di recepire una legge regionale del 2009 mai applicata, perché l'ente non ha specificato come attuare la disposizione lasciando mano libera ai Comuni . A parlare è il presidente di Arco consumatori Franco De Angelis, che, insieme agli architetti Tiziana Lancia e Nicola Scandurra, ha ripercorso le tappe della vicenda. «Tutto è iniziato nel 2007: la nostra associazione ha partecipato al piano strategico “Teramo 2020” promosso dall’allora sindaco Gianni Chiodi e in quell’occasione ha proposto lo studio di un impianto pilota per riutilizzare le acque grigie dei sanitari negli sciacquoni, salvaguardando così l’acqua potabile, ma con l'elezione di Chiodi in Regione il piano è stato abbandonato». L’Abruzzo tuttavia è stata tra le poche regioni a raccogliere le indicazioni della Finanziaria 2008, sollecitate dall’Unione Europea, pubblicando la legge 16/2009 che introduce norme sul riutilizzo delle risorse idriche. «Abbiamo interpellato tutti gli enti interessati, ma non abbiamo avuto risposta fino all’anno scorso quando, con l’assessore Mario Cozzi per il Comune di Teramo e il direttore dell’Ato Pasquale Calvarese abbiamo aperto un tavolo di lavoro». I colloqui hanno portato a una soluzione in realtà molto semplice, cambiare la modulistica che richiederà non più dichiarazioni generiche, ma documenti specifici che provino l’applicazione del risparmio idrico, senza necessità di intervenire sul regolamento edilizio. «Rendiamo merito all’attuale amministrazione di essere il primo comune in Abruzzo a rendere concreta la tutela dell’acqua potabile. Ora il nostro compito, insieme all’ Ato teramano, sarà quello di replicare il progetto in tutta la regione», ha concluso De Angelis. (e.m.)

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