«No a una nuova casa dello studente nell’ex rettorato»

TERAMO. «La casa dello studente? Ce l’abbiamo già, è stata costruita e abbandonata, non si comprende perché sia rimasta inutilizzata. Perché l’Adsu non recupera quella struttura?». A prendere...
TERAMO. «La casa dello studente? Ce l’abbiamo già, è stata costruita e abbandonata, non si comprende perché sia rimasta inutilizzata. Perché l’Adsu non recupera quella struttura?». A prendere posizione è Franco Fracassa, consigliere comunale di maggioranza, che si dichiara sconcertato dal progetto illustrato nei giorni scorsi sulle pagine del Centro di realizzare una casa dello studente da circa 200 posti letto e un polo culturale negli spazi del vecchio rettorato di viale Crucioli. Un progetto al quale sta lavorando da tempo Paolo Berardinelli, il nuovo presidente dell’Azienda per il diritto agli studi universitari, di concerto con il rettore dell’università Luciano D’Amico. Adsu e ateneo intendono riqualificare così quell’area della città dove sono rimasti i vecchi plessi del rettorato e offrire un servizio ritenuto indispensabile per una città universitaria. Ma l’annuncio dell’imponente disegno di recupero lascia perplesso Fracassa, secondo il quale non si comprende il motivo di mettere in piedi un altro progetto a fronte dello scheletro di una casa dello studente già in possesso dell’Adsu, ma rimasto incompiuto.
«Non si è riusciti a portare a termine un’opera da 50 posti letto», ha detto il consigliere, «figuriamoci una da 200. Da cittadino mi domando a chi giova e mi appare un nuovo sperpero di denaro pubblico visto che l’Adsu potrebbe completare la struttura in abbandono ai piedi di Colleparco. Un opera per la quale sono già stati spesi due milioni e 352 mila euro», prosegue Fracassa, «la cui progettazione iniziò nel 1990. Dopo 16 anni, e una struttura abbandonata su cui si sono accesi anche i riflettori nazionali di “Striscia la notizia”, apprendiamo di nuovi imponenti progetti per una casa dello studente ex novo. Con il rischio di tenerci sul groppone un’altra incompiuta».
Per Fracassa l’Adsu, di concerto con la politica, dovrebbe lavorare per ultimare l’opera di Colleparco e darle una destinazione precisa. Il consigliere un’idea ce l’ha: «Se non si riesca a consegnare la casa dello studente, perché non destinare quei locali all’Ater? Adsu e Ater sono entrambe aziende regionali e i passaggi dovrebbero essere semplici. Vista la grande emergenza abitativa, potremmo farne alloggi per ospitare nuclei familiari economicamente fragili o persone divorziate. Prima di progettare strutture faraoniche penso che la politica e i portatori di interesse debbano aprire una riflessione sul completamento e la destinazione del patrimonio esistente. Finora la volontà politica è mancata, ma visto che sono soldi nostri una levata di scudi è opportuna».(m.d.t.)
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