No all’ala Covid in ospedale La Cgil: pronti a denunciare

12 Maggio 2020

Atri, la protesta perché le decisioni sono state prese senza sentire il personale Per i sindacalisti l’alternativa è ristrutturare la palazzina del distretto sanitario

ATRI. No a un’ala Covid all’ospedale di Atri. La Fp Cgil ha avvitato una sorta di mini sondaggio fra il personale da cui è emerso che la maggioranza non condivide la soluzione adottata dalla Asl e vorrebbe un ospedale con le funzioni precedenti all’emergenza.
E comunque la Fp Cgil minaccia denunce alla Procura e ricorsi alla giustizia amministrativa se nella contestata al Covid non saranno rispettati tutti i parametri di sicurezza previsti per legge che durante l’emergenza non sono stati rispettati, anche a livello strutturale.E’ questa la sintesi di un complesso e fermo documento stilato dal sindacato, che si trova in sostanza sulla stessa linea di quanto sostenuto dal consigliere d’opposizione di Abruzzo civico Paolo Basilico.
I dirigenti sindacali Delo Tosi e Natale Di Marco esordiscono raccontando quanto è accaduto negli ultimi 45 giorni al San Liberatore. Parlano di personale dirottato sui reparti Covid senza l’opportuna formazione, dall’oggi al domani. «L’ospedale è stato riconvertito in 24 ore senza la presenza ed i consigli di un virologo e/o infettivologo; il personale sanitario, senza direttive ben precise, disorientato, confuso e spaventato, è stato lasciato solo in quella che, senza esagerazione , si può definire un’ impresa epica, predisporre reparti e percorsi idonei , persino trasformare una sala operatoria in una rianimazione», scrivono nella nota, «durante l’emergenza il personale dei reparti ha lavorato con un numero di Dpi (dispositivi di protezione individuale, ndr) insufficienti, utilizzando talvolta mezzi di fortuna e spesso costretto a rimanere vestiti con le tute di protezione, all’interno della zona infetta, per sette o dieci ore senza neanche avere la possibilità di cambiarsi per andare al bagno, perché dopo non c’erano a disposizione tute di protezione di ricambio». La Fp Cgil parla anche dei medici: «i chirurghi, gli ortopedici, i cardiologi e gli urologi, si sono trasformati in internisti per contribuire alla lotta contro il virus ,ma il fardello più pesante è stato sopportato dai medici internisti e dagli anestesisti che, in 6, hanno dovuto gestire le numerose emergenze ed i pazienti critici ricoverati nelle due rianimazioni».
Il sindacato precisa di aver segnalato le problematiche ai vertici Asl, senza ottenere esiti. Dopo tanto impegno degli «eroi che hanno versato sudore e lacrime, che hanno lavorato con scienza, coscienza e diligenza visto che il tasso di contagio tra il personale è stato notevolmente basso», ora si è tornati a una situazione di maggiore tranquillità. .
Ma, fa notare la Fp Cgil, le scelte sul futuro dell’ospedale sono state prese «senza confrontarsi, non solo con i sindacati, ma soprattutto con i lavoratori. Scelte che non tengono conto ,nonostante non siamo più in emergenza, della salute e della salvaguardia dei lavoratori». Dal consulto fatto dal sindacato «la maggioranza dei lavoratori ha espresso parere negativo sulla divisione in un’ala Covid e una no-Covid», L’alternativa alla zona no-Covid è ristrutturare, «anche con un eventuale ampliamento, la palazzina adiacente l’ospedale e che ora ospita il distretto sanitario che potrebbe essere trasferito in un piano dell’ospedale dove era fino a qualche mese fa. Questa struttura, alla fine dell’emergenza potrebbe essere utilizzata come Rsa o come reparto per la riabilitazione ortopedica. Lo stesso presidente della Regione ha dichiarato che ci dovranno essere aree attrezzate esclusivamente ai pazienti affetti di coronavirus, nettamente separate dal resto degli ospedali e completamente dedicate al coronavirus, come lo sono il terzo lotto a Teramo e la palazzina che stanno allestendo a Pescara». E ancora: «Non siamo più in emergenza e i reparti del vecchio padiglione dovranno avere i requisiti di legge: camere singole a pressione negativa con pareti lavabili e servizi igienici, ingresso dotato di lavelli, percorsi sporchi e puliti, una dotazione organica adeguata per un paziente che necessita di una assistenza intensa, numero adeguato di Dpi e spogliatoi idonei dotati di docce». Lavori che la Asl dovrà prevedere o fioccheranno denunce. (a.f.)
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