No dei medici all’Asl unica: meglio quattro

Gianfelice (Anaao) prevede disservizi per personale e utenti. E chiede alla Regione assunzioni urgenti
TERAMO.
Momento cruciale per la sanità, soprattutto per quella teramana. Il giro d’opinioni prosegue con l’Anaao, il sindacato medico più rappresentativo.
E il segretario regionale Filippo Gianfelice – come già la Fimmg e la Fp Cgil – ha più di un dubbio sulla Asl unica. Gianfelice fa notare che le Marche, che in via sperimentale hanno applicato la Asl unica, dal 2005 sono tornate indietro creando due aziende ospedaliere e cinque aree vaste. «Questo ci fa comprendere come, se può essere utile centralizzare gli acquisti, per l'organizzazione territoriale risulta estremamente difficile seguire capillarmente le varie problematiche, in particolare quelle del personale e dei servizi, per dare risposte agli utenti», prevede Gianfelice. Difficile prendere decisioni per realtà che non si conoscono. «Questo ci porta a pensare che l'organizzazione su aree provinciali possa in buona parte rispondere alle esigenze degli utenti. Anche perchè vediamo che le unificazioni avvenute nel 2010 (Avezzano-L’Aquila e Lanciano-Vasto-Chieti, ndr) ancora presentano grosse difficoltà». Di contro, fa notare il sindacalista, il decreto Lorenzin nella riorganizzazione rete ospedaliera fissa alcuni parametri per le unità operative specialistiche in base alla popolazione e prevede una centralizzazione su raggruppamenti di popolazione di 600mila abitanti. «Per noi è auspicabile il mantenimento delle Asl esistenti, creando integrazioni funzionali fra due Asl, in modo da distribuire in quest’ambito tutte le specialistiche. Peraltro riteniamo che un ospedale di secondo livello (il più specializzato, ndr), con le caratteristiche su cui si sono sviluppati gli ospedali abruzzesi non sia realizzabile». Sempre per una questione di parametri. Da qui l’osservazione che «l'applicazione del decreto Lorenzin non può avvenire allo stesso modo in tutte le regioni: dipende dalle caratteristiche orografiche o dalla densità e suddivisione della popolazione».
Sui punti nascita «va applicato quanto stabilito dall’Oms: i parti sono sicuri nelle realtà dove se ne fanno almeno mille all'anno. Esistono però aree in cui raggiungere un ospedale è difficoltoso, come nell'alto Sangro, soprattutto d'inverno, allora si può derogare». E Atri? «L’ospedale andrebbe utilizzato per vari processi di riabilitazione (dalla neuromotoria, alla vascolare, alla cardiologica): così non si sminuisce il personale. Il tutto con una dotazione di attrezzature ad uso terapeutico e diagnostico».
L’Anaao chiede poi alla Regione una deroga al blocco delle assunzioni coprendo gli organici carenti nel più breve tempo possibile. E questo soprattutto per la Asl di Teramo «negli anni penalizzata dal punto di vista personale» tantopiù ora con «la nuova direttiva europea in tema di orario di lavoro: sono a rischio molti ambulatori e servizi».
Un altro fronte è sui rapporti con l’università: «riteniamo che nell'applicazione del decreto Lorenzin tutto ciò che riguardi l'assistenza vada demandato alle strutture ospedaliere». Quindi andrebbero ridimensionate le convenzioni con l’università: «le esigenze di didattica dell'università devono trovare spazi ulteriori rispetto a quelli previsti dal decreto Lorenzin anche perchè le procedure di assegnazione degli incarichi sono diverse da quelle dei medici ospedalieri».
Concludendo, il sindacalista vede «una situazione estremamente difficile, anche perchè non si conoscono gli sviluppi prossimi. Questa incertezza abbinata alla carenza di personale ci fa preoccupare sul futuro di un’attività sanitaria che nel Teramano è valida, con eccellenze riconosciute a livello nazionale anche dall’Agenas». (a.f.)
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