No unanime alla fusione con L’Aquila

23 Ottobre 2019

Inviata alla Regione la delibera in cui il consiglio dell’ente revoca l’accorpamento. Lanciotti: proviamo a restare a Teramo

TERAMO. All’unanimità no alla fusione con la Camera di commercio dell’Aquila. Il consiglio dell’ente camerale teramano ieri pomeriggio, all’unanimità dei presenti, ha revocato la delibera del 2016 che disponeva l’accorpamento. Erano presenti tutti i presidenti delle associazioni di categoria tranne quello di Confesercenti , a Roma per un congresso.
«Ora invieremo le quattro cartelle di delibera in cui è stata ricostruita la situazione alla Regione», spiega il presidente Gloriano Lanciotti, «l’assessore regionale ci ha chiesto un atto ufficiale e noi l’abbiamo fatto. Siamo in attesa che il governo riprenda in mano il decreto (che dispone le fusioni, ndr) e lo modifichi».
Nel frattempo nel decreto legge per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali che secondo indiscrezioni avrebbe dovuto disporre il commissariamento delle Camere che ancora non si sono fuse, e che è stato discusso ieri, il passo è stato stralciato. «Vediamo che succederà nei prossimi giorni, almeno la presa di posizione delle 18 Camere in Italia (fra cui quella di Teramo, ndr) contro il commissariamento per ora ha avuto effetto», osserva al riguardo Lanciotti, «Stiamo provando di far rimanere la Camera di commercio di Teramo a Teramo. Riteniamo che debba continuare a dare risposte a un territorio che ne ha bisogno, e che ancora deve uscire dalle ferite del terremoto».
A votare la revoca anche Confindustria. Il presidente Cesare Zippilli ha precisato al consiglio nella sua dichiarazione di voto che «oggi non voterà “no” alla fusione, ma voterà “si” alla delibera di revoca, per senso di responsabilità verso la città di Teramo e le sue Istituzioni, e per la tutela dell’intero territorio provinciale che continueremo a difendere in ogni occasione». Zippilli ha espresso critiche su come è stata gestita tutta la vicenda. Ha parlato di un lungo periodo di immobilità per poi arrivare «a parlare del problema solo quando l’iter di rinnovo stava per concludersi». Ha parlato in maniera critica di un «intenso percorso mediatico» che è sfociato in una riunione «molto partecipata tra le associazioni di L’Aquila e Teramo ed i vertici delle due Camere, nel corso della quale sono emerse posizioni non omogenee». In sostanza Teramo voleva frenare, al contrario dell’Aquila, «ma due anni e mezzo sono un tempo troppo lungo per un ripensamento». E comunque Zippilli ritiene che l’atto approvato ieri «non possa essere utile e risolutivo al problema giacché sia il Mise che Unioncamere considerano la Camera di commercio del Gran Sasso d’Italia come ente già istituito, sebbene non ancora costituito a tutti gli effetti».
A votare a favore della revoca anche Casartigiani. «Ci è sembrato un atto dovuto nei confronti delle imprese e del mondo economico teramano», ha commentato il segretario Flaviano Montebello, «ci eravamo inoltrati in un percorso che non ha visto un rapporto tranquillo fra i soggetti che dovevano unirsi in una fusione. Auspichiamo che la nostra indicazione venga recepita e che in questo senso agiscano sia la Regione che il ministero dello Sviluppo economico. Ricordo peraltro che pende alla Corte Costituzionale un ricorso sulla normativa che impone le fusioni, quindi sembra opportuno aspettare il pronunciamento».
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