Non paga l’Inps per la crisi assolta un’imprenditrice

6 Marzo 2015

Alba Adriatica, la donna aveva versato i contributi con due anni di ritardo per problemi di liquidità: per il giudice non c’è reato perché manca il dolo

ALBA ADRIATICA. L’imprenditrice non paga i contributi previdenziali dei suoi dipendenti, l’Inps le notifica le cartelle e la trascina in giudizio. Lei, seppur con un ritardo di due anni, paga il dovuto; intanto il processo va avanti ma finisce in senso favorevole. Il giudice, infatti, l’ha assolta con formula piena perché non c’è stato dolo nell’omesso pagamento. Dunque, un altro caso in cui un giudice addebita alla crisi la causa d’impedimento al pagamento di oneri previdenziali all’Inps. L’imprenditrice di Alba Adriatica (difesa dall’avvocato Marco Pilò) è stata assolta dal giudice monocratico di Teramo Belinda Pignotti perché il fatto non costituisce reato.

La vicenda giudiziaria nasce nel 2009 quando all’imprenditrice, che gestisce una piccola azienda a conduzione familiare, l’Inps contesta il mancato versamento di quote previdenziali per il 2009 e parte del 2010 per quasi 2.400 euro. Il problema di liquidità dell’azienda era dovuto ad un calo fisiologico delle commesse (in relazione al momento di congiuntura economico) unitamente al mancato incasso di un credito molto rilevante (per oltre 60mila euro). Sostanzialmente, oltre al problema di liquidità, il giudice ha ritenuto insussistente l’elemento soggettivo del reato contestato all’imputata, avendo questa versato quanto dovuto a distanza di due anni dalla richiesta avanzata dall'Inps (nonostante il termine fosse di 90 giorni dalla diffida) e comunque prima dell’emissione del decreto penale di condanna.

Il giudice, per ricostruire l’intera vicenda che ha portato ad incardinare il processo penale a carico della donna, la cui azienda opera a Tortoreto, ha verificato come l’imprenditrice avesse sempre pagato gli stipendi ed onorato i versamenti previdenziali. Ha accertato, inoltre, come non avesse nemmeno fraudolentemente trattenuto per sé gli oneri previdenziali Inps. Scrive il giudice: «Non è stato dimostrato l’elemento soggettivo del reato e cioè la volontà appropriativa». I testi avevano anche evidenziato come il momento della congiuntura economica avesse intaccato l’economia dell’azienda proprio in quel periodo. L’Inps mise in mora l’impresa nel 2011 a seguito di accertamenti sui cosiddetti modelli “Dm10” che sono compilati dal datore di lavoro per denunciare all'Inps le retribuzioni mensili corrisposte ai dipendenti, i contributi dovuti e l’eventuale conguaglio delle prestazioni anticipate per conto dell’istituto di previdenza, delle agevolazioni e degli sgravi.

Alex De Palo

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