«Non sapevo che fosse un’opera d’arte»

21 Giugno 2020

Interrogato dai carabinieri l’italo-francese che aveva la porta di Banksy, portata a Teramo subito dopo il furto a Parigi

TORTORETO. Oltre due ore di interrogatorio per rendere quelle che per l’articolo 350 del codice di procedura penale sono sommarie informazioni e per ribadire quanto già detto: non sapeva che quel pannello di ferro fosse la porta rubata al Bataclan con il murale di Banksy; ha fatto solo un favore al conoscente magrebino che in alcune occasioni ha alloggiato nel suo B& B e che anche altre volte gli avrebbe lasciato in custodia per alcuni periodi degli oggetti destinati alla sua casa parigina. Così come fatto tra fine gennaio e febbraio dell’anno scorso quando l’opera è stata portata a Tortoreto, quindi poco tempo dopo il furto nel teatro parigino avvenuto il 26 gennaio del 2019, quattro anni dopo il drammatico attentato.
Ieri mattina il 55enne italo-francese residente a Tortoreto, indagato insieme ad altri due per ricettazione, è stato ascoltato su delega dalla Procura distrettuale dell’Aquila, diretta da Michele Renzo, nella caserma dei carabinieri di Alba Adriatica. Assistito dagli avvocati Luca Di Edoardo e Angelo Palermo. «Il mio cliente avrebbe potuto anche avvalersi della facoltà di non rispondere», dice Di Edoardo, «ma vuole dimostrare la sua massima trasparenza e disponibilità. In questa vicenda non ha nulla da nascondere e possiamo dire che è la parte lesa visto che era all’oscuro di tutto e non sapeva assolutamente che cosa ci fosse in quell’involucro consegnatogli dal magrebino che conosce da quattro anni visto che in molte occasioni è stato ospite della sua struttura. Agli investigatori abbiamo fornito ogni chiarimento da quando quel pannello è arrivato, a fine gennaio 2019, consegnatogli proprio dal cittadino magrebino che gli ha chiesto di poterlo tenere per qualche tempo». L’uomo ha confermato di aver custodito quell’involucro, senza sapere cosa fosse, in un garage del suo B&B di Tortoreto fino a qualche settimana fa quando, per liberare spazio nel locale, lo ha portato nel suo casolare di campagna di Sant’Omero dove risiede una famiglia di cinesi e dove poi è stato ritrovato dai carabinieri. «Tutto è stato ricostruito nella massima trasparenza e disponibilità di venir incontro alle esigenze degli investigatori proprio perchè il mio assistito non ha nulla da nascondere» conclude l’avvocato. È probabile che prossimamente venga sentito anche il 60enne giuliese che, secondo gli investigatori, potrebbe aver avuto il ruolo di intermediario. Certamente è l’uomo che qualche tempo fa ha presentato il magrebino all’imprenditore di Tortoreto. Per ora sono tutti e tre sono indagati per ricettazione.
Gli investigatori sono convinti che quel nascondiglio in un angolo sperduto della Val Vibrata non sia stato scelto casualmente dal magrebino che qualche tempo fa l’ha affidato all’imprenditore. E che proprio in questo crocevia tra Abruzzo e Marche il murale di Banksy realizzato su una porta del Bataclan in memoria delle vittime dell’attentato terroristico fosse in attesa di essere visionato da qualche mercante o collezionista d’arte. La cronaca dell’indagine iniziata in Francia e approdata nel Teramano (tra Sant’Omero e Tortoreto) è ancora tutta da raccontare tra tasselli mancanti e domande senza risposta con la certezza che la parola fine resta ancora da scrivere. Perché è ipotizzabile che nei prossimi giorni ci possano essere delle novità e che i tasselli mancanti possano completare il complesso puzzle. Per gli inquirenti il movente sarebbe di natura economica, anche se non si esclude l’ipotesi che il ricavato dalla vendita dell'opera potesse servire per finanziare il terrorismo islamico.
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