«Non sapevo dove prendeva i soldi»
Così la moglie dell’ex economo di Tortoreto condannato per peculato
TERAMO. Seconda udienza del processo che vede imputati Lara Micozzi e il fratello Massimo, moglie e cognato di Pasqualino Saccuti, l’ex economo del Comune di Tortoreto già condannato in primo grado con le accuse di peculato, truffa e falso per essersi appropriato di un milione 200mila euro di fondi del Comune. La donna è imputata di peculato in concorso con il marito, mentre il fratello deve rispondere di ricettazione per aver ricevuto da Saccuti una cospicua somma di denaro – proveniente, secondo le accuse, dai fondi che aveva sottratto al Comune – per aprire una lavanderia a gettoni. Nell’udienza di ieri il tribunale, presieduto da Flavio Conciatori, ha proceduto all’esame dei due imputati. Lara Micozzi, impiegata della banca che svolgeva i servizi di tesoreria del Comune di Tortoreto, avrebbe trattato alcuni assegni che Saccuti faceva risultare come pagamenti ai fornitori del Comune mentre erano in realtà destinati a commercianti da cui lui si riforniva. Interrogata su questi episodi, la donna ha detto di non essersi accorta che beneficiari degli assegni erano fornitori di beni e servizi alla sua famiglia; inoltre ha detto di non avere mai saputo quanti risparmi avesse accumulato il marito, ma sapeva solo che aveva avuto un’eredità dal nonno. Ha detto anche di essersi chiesti come aveva fatto Saccuti a prestare 60mila euro al cognato Massimo, mentre quest’ultimo ha riferito ai giudici di avere accettato la somma con l’impegno di restituirla, cosa che in parte aveva già fatto. Il processo riprenderà il 14 aprile prossimo.

