Non solo proteste: ucraini accettano di alloggiare a Isola

Due famiglie entrano nello stabile rifiutato da connazionali L’Arci: «È assurdo contestare la presenza di altri rifugiati»
ISOLA DEL GRAN SASSO. Altre due famiglie di ucraini si sono trasferite dal centro di accoglienza Madonna del Grano di Notaresco a Isola, precisamente negli appartamenti dello stabile Martenucci nel centro del borgo, uno dei quali era stato rifiutato la settimana scorsa da un’altra famiglia sotto protezione temporanea, che era tornata in hotel a Roseto. Una bella notizia per la comunità isolana, da sempre aperta alla solidarietà, e per l’Arci di Teramo, che si occupa dell’accoglienza degli ucraini su incarico della Protezione civile. I nuovi arrivati, che avevano dato la disponibilità al trasferimento da Notaresco, come l’altra famiglia che poi non è voluta restare, si sono già sistemati e i bambini vanno a scuola. Con il loro arrivo sono venti i cittadini ucraini sul territorio isolano, che si sono ambientati e che hanno ringraziato per l’ospitalità. Se gran parte degli ucraini vuole restare al mare anche nella seconda fase dell’accoglienza, quella della sistemazione nelle case, dopo essere stati negli hotel, c’è dunque chi accetta senza lamentele il trasferimento nell’entroterra.
«Qui stiamo bene, ci sentiamo sicuri e ringraziamo tutti per farci sentire a casa», ha detto Natalia Tarabash, che vive nella frazione di San Pietro con la sorella e la madre. Isola è da anni uno dei comuni più attivi nell’accoglienza: oltre agli ucraini sul territorio ci sono 24 migranti di nazionalità diverse con lo status di rifugiati. «È sempre emozionante riuscire a intercettare il sollievo di quanti chiedono ospitalità e accoglienza e accettano di entrare a far parte di un progetto che possa rappresentare una fase di ripartenza e di rilancio», ha sottolineato il presidente dell’Arci Teramo Giorgio Giannella, «e aggiunge soddisfazione il riscatto dei ragazzi arrivati con il corridoio umanitario afghano, con un plauso all’associazione Roshanak che è artefice di questo grande lavoro di montagna».
Sul rifiuto a restare a Isola della famiglia ucraina, che ha contestato la presenza di altri rifugiati, è intervenuta la presidente di Arci Isola, l’iraniana Anna Jwad, che ha visto cadere parte della propria famiglia sotto il regime del proprio Paese. «Leggo costernata le dichiarazioni della famiglia ucraina che ha avuto riserve a entrare in un palazzo abitato da italiani e ha contestato la presenza sul territorio di altri rifugiati», ha commentato, «è assurdo che delle persone che fuggono dalla guerra facciano distinzione tra loro stesse, profughi bianchi, e i rifugiati che vengono dall’Africa e dall’Asia. Il razzismo e le discriminazioni non devono esistere e gli ucraini non devono essere accolti in modo differente dagli altri: le bombe uccidono chiunque a prescindere dall’etnia e dalla nazionalità. Qualsiasi persona fugga dalla guerra», ha proseguito, «deve avere un tetto, un posto sicuro dove stare e una comunità che lo accoglie. L’albergo è una soluzione temporanea perché la vita riparte da un piccolo focolare domestico con le persone attorno e all’interno di un tessuto sociale e di una comunità che fa inserire le persone. Isola», ha concluso Anna Jwad, «è un paese accogliente da anni per persone da tutte le parti del mondo e faccio un plauso alle famiglie ucraine che hanno deciso di venire e restare».
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