Nuovi ambiti sociali contestati dal capoluogo e altri Comuni

30 Marzo 2016

TERAMO. Il Comune dice no ai nuovi ambiti distrettuali sociali. La riorganizzazione territoriale, voluta dalla Regione, è stata presentata ieri durante una riunione in Provincia convocata dall'Anci,...

TERAMO. Il Comune dice no ai nuovi ambiti distrettuali sociali. La riorganizzazione territoriale, voluta dalla Regione, è stata presentata ieri durante una riunione in Provincia convocata dall'Anci, l'associazione che raccoglie le amministrazioni locali, incassando una sonora bocciatura. I cinque ambiti in cui sarà suddiviso il territorio non piacciono ai sindaci e in particolare al Comune di Teramo che perderà la propria autonomia. Nel nuovo assetto, infatti, il capoluogo sarà associato a nove amministrazioni della vallata del Vomano e dell'area interna: Basciano, Canzano, Castellalto, Penna Sant'Andrea, Campli, Cortino, Rocca Santa Maria, Torricella Sicura e Valle Castellana. Si formerebbe così un ambito territoriale con un bacino d'utenza di 78mila abitanti ma, a detta degli amministratori interessati, del tutto disomogeneo. «Abbiamo esigenze inconciliabili tra loro», attacca il sindaco Maurizio Brucchi, «applicare una soluzione del genere sarebbe una follia». Il primo cittadino fa notare, inoltre, che Teramo sarebbe l'unico capoluogo abruzzese accorpato ad altri Comuni.

«La nostra amministrazione, tra l'altro, dovrebbe anticipare le spese dei servizi poi rimborsati dalla Regione», osserva l'assessore ai servizi sociali Valeria Misticoni, «ma non sarebbe in grado di farlo per 25mila persone in più rispetto alla propria popolazione». Il Comune, dunque, chiede che Teramo resti autonoma, com'è stato finora, creando un ambito in più o ridistribuendo tra quelli già previsti i centri minori a cui è associata.

Le sollecitazioni, provenienti anche da altre amministrazioni che ad esempio rischiano di vedere smembrate unioni e consorzi già operativi per la gestione dei servizi sociali, saranno raccolte dall'Anci, che intavolerà la trattativa con la Regione per la revisione del piano. (g.d.m.)