Nuovi focolai e zone rosse, la Asl: colpa degli incontri tra famiglie

Il dirigente Pinto: «Comportamenti non idonei hanno portato all’aumento dei contagi in alcune zone e temiamo ci sarà un’impennata a maggio con le comunioni». Ora anche Roseto è sotto osservazione
TERAMO. Le ultime settimane di pandemia, nel Teramano, hanno avuto – e hanno tuttora – un andamento schizofrenico. Da un lato un calo progressivo sia dei ricoveri (ieri scesi ulteriormente a 124, di cui cinque in Rianimazione) che dei decessi (anche ieri, fino alle 16, nessuna vittima); dall’altro la proliferazione di focolai di contagio a macchia di leopardo, che hanno spinto le autorità sanitarie a proclamare zone rosse circoscritte a comuni o addirittura a frazioni. Da oggi saranno zona rossa Giulianova, Castellalto e Torricella Sicura, che si aggiungono a Nereto, Campli, Ancarano, Morro d’Oro e Mosciano. E, a quanto pare, sarebbe a rischio zona rossa anche Roseto, dove l’andamento dei contagi è tenuto sotto stretta osservazione dalla Asl.
Il dirigente della Asl che guidando l’Ucat gestisce il controllo della pandemia sul territorio, Giandomenico Pinto, spiega: «Eravamo in una situazione di buona stabilità, anche perché abbiamo raggiunto un buon livello di organizzazione ed efficienza, quando improvvisamente sono esplosi dei focolai dovuti a comportamenti non idonei. Emblematico il caso di Pietralta, frazione di Valle Castellana, diventata zona rossa dopo che alcune famiglie avevano partecipato a una festa ad Acquasanta Terme. E adesso la situazione che preoccupa di più è quella di Castellalto: pensavamo di poterla circoscrivere a Castelbasso e contrade limitrofe, salvando il centro abitato più popoloso del territorio che è Castelnuovo, invece abbiamo scoperto che ci sono state delle comunioni e abbiamo dovuto mettere in zona rossa l’intero comune».
Tra sabato e domenica scorsi la Asl di Teramo ha registrato 150 nuovi casi di positività. «Non capitava da mesi», aggiunge Pinto. Ma quanto conta la recente riapertura delle scuole in questi focolai? Il dirigente Asl spiega: «Ne stiamo chiudendo diverse ma tutto sommato non più di quanto accadeva prima del periodo di stop alla didattica in presenza che si è concluso dopo Pasqua. E ci sono stati focolai anche in alcune fabbriche. Ma questi contagi riusciamo a circoscriverli subito, il problema sta più negli incontri tra famiglie, soprattutto nei piccoli centri».
A quest’ultima considerazione sfugge ovviamente Giulianova, che ha circa 24mila abitanti. «Qui», spiega Pinto, «è stato un andamento al rialzo, e non un focolaio improvviso, a causare l’entrata in zona rossa. Lo strumento della zona rossa serve a intervenire con decisione per evitare guai peggiori successivamente. Nel caso di località turistiche qual è Giulianova, meglio chiudere adesso che dopo, quando ci saranno le riaperture».
A proposito delle riaperture, Pinto non nasconde un po’ di preoccupazione: «Maggio è il mese delle comunioni, il problema ovviamente non è la cerimonia in sé ma quello che accade dopo. Ci aspettiamo che qualcosa succederà».
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